Un benvenuto al Sud Sudan

Dopo decenni di conflitti tra il nord musulmano e il sud cristiano – animista che hanno insanguinato il Sudan con oltre 2 milioni di vittime in entrambe le parti, sei anni fa si è giunti ad un accordo che prevedeva la possibilità di un referendum sull’indipendenza del Sud.

I leader sudanesi oltre all’ormai celebre Presidente Omar Al – Bashir, sotto accusa alla Corte penale internazionale dell’Aia per i crimini contro l’umanità commessi in Darfur, hanno cercato sempre di avversare questa possibilità appoggiandosi anche a gruppi ribelli oltre di confine come i Lord Resistence Army (vedi post on Africa, Lord Resistence Army) per destabilizzare la regione.

La vigilia del referendum che si è tenuto l’8 gennaio, a testimonianza della delicata situazione, è stata insanguinata dall’uccisione di due contadini nei villaggi del presunto confine. Questo è l’ultimo dei crimini, ad opera del gruppo ugandese, occorsi durante le festività natalizie.

Barack Obama, fin dall’inizio della sua Presidenza si è adoperato a risolvere questa spinosa disputa. Washigton ha gettato le basi per questa inevitabile secessione, triplicando gli ufficiali americani presenti a Juba, futura capitale del Sud indipendente; forzando Bashir a lasciare andare il Sud con la promessa di una normalizzazione delle relazioni con il paese africano, raffreddate dall’accuse di crimini contro l’umanità mosse contro il Presidente sudanese; promettendo un allentamento delle sanzioni internazionali e una cancellazione di parte del debito pendente verso gli Stati Uniti (circa $40m).

Il quorum sarà il nemico numero uno per il referendum. “The final walk to freedom” titolano i cartelloni di esortazione a votare a Juba. La frase ricorrente dei sermoni dei sacerdoti sudisti è “to vote, it’s your duty”. Poster fotografici nei remoti villaggi cercano di inculcare anche agli analfabeti (circa il 15% della popolazione) di necessità andare a votare.

Il “SI” all’indipendenza è pressoché scontato anche se ci vorranno mesi per il risultato delle urne. Il Sud Sudan sarebbe il 54simo stato africano e il 193simo del mondo. Più grande della Spagna e del Portogallo insieme, il nuovo stato africano si presenta all’appuntamento con solo 100km di strade asfaltate, una popolazione stimata di circa 8,8mil di cittadini di cui il 90% vive con meno di un dollaro al giorno, il 33% soffre la fame, un insegnante per 1000 studenti della scuola primaria, una mortalità materna di 1 donna su 6, e con un tasso di mortalità infantile del 135 per 1000.

Seppur in una recente apparizione a Juba del 4 gennaio scorso, Omar Al – Bashir ha dichiarato “se deciderete per la secessione, noi vi supporteremo e ci congratuleremo con voi” la situazione all’indomani di una eventuale indipendenza, presumibilmente l’8 luglio 2011 rimarrà sicuramente tesa. Il prossimo step e non ultimo ostacolo sarà dato dall’accordo sulle riserve petrolifere transfrontaliere. Tra i due stati c’è petrolio. Non molto ma utile a sollevare le sorti di entrambi gli stati soprattutto al Sud Sudan a cui potrebbe portare circa 1 miliardo di dollari nel 2011.

Nell’attesa del verdetto, un augurio al Sud Sudan “on the road to the happiness”.

 

(Visited 34 times, 1 visits today)

Autore dell'articolo: Gianlu Pox