Francesi, israeliani e arabi. Un fronte unito contro l’Iran.

Riunite a Ginevra, le sei “potenze” Stati Uniti, Francia, Cina, Gran Bretagna, Russia e Germania incaricate di trovare un accordo con l’Iran sulle limitazioni al suo programma nucleare, in cambio di un allentamento delle sanzioni, hanno mancato per un soffio l’obiettivo. L’opposizione della Francia è stata decisiva. Dopo la tre giorni nella città svizzera conclusasi il10 novembre scorso, il prossimo appuntamento sarà il 20 novembre.

I dettagli dell’accordo ad interim, anche se non sono stati resi noti, includevano il congelamento di sei mesi della capacità iraniana di arricchire l’uranio. In poche parole, Teheran doveva ritardare l’attivazione delle migliaia di centrifughe già installate ma non ancora in funzione e di quelle che aspettano di essere istallate.

Inoltre, l’Iran doveva impegnarsi a non arricchire l’uranio oltre il 3,5%, soglia minima per un uso civile del nucleare e mettere sotto osservazione le scorte già arricchite al 20%, ad un passo dalla bomba atomica, in attesa dell’utilizzo una volta convertite in ossido di uranio “non armabile”.

L’ultimo punto riguardava il reattore in fase di costruzione di Arak che poteva essere concluso, ma non poteva essere usato per l’arricchimento.

In cambio, Teheran avrebbe ottenuto un “limitato ma reversibile” allentamento di alcune delle sanzioni economiche internazionali, lo scongelamento parziale delle riserve di capitali bloccate nei paesi Occidentali e la rimozione di alcune restrizioni alle industrie petrolchimiche, dei motori e metalli preziosi.

Monsieur Laurent Fabius, Ministro degli Esteri francese, dopo un colloquio con il suo Presidente Hollande e con il Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha rotto gli indugi e si opposto chiedendo alle altre 5 nazioni di prendere decisioni più forti.

Il Ministro francese delinea tre ragioni al NO di Parigi all’accordo. La prima è che nelle condizioni enunciate nell’accordo si sanciva de facto il riconoscimento che l’Iran aveva il diritto di poter continuare l’arricchimento dell’uranio.  La seconda ragione di rifiuto riguardava il 20% delle scorte che, secondo Fabius, potevano essere tranquillamente arricchite all’estero rendendo vane le restrizioni. L’ultima decisiva ragione è che la Francia  non poteva accettare che l’Iran continuasse a lavorare per la costruzione del reattore di Arak.

Il primo Ministro israeliano, lo stesso 10 novembre, tacciava l’azione del Segretario di Stato USA, John Kerry come naive di fronte ad una platea di migliaia di ebrei – americani riuniti per un seminario a Gerusalemme.

Secondo Netanyauh, il negoziato proposto era “un cattivo e pericoloso accordo” che minacciava la sopravvivenza di Israele. Lenire le pene delle sanzioni senza il controllo sull’arricchimento dell’uranio non è la via giusta e una volta che i pasdaran avranno perfezionato i missili a lungo raggio, gli stessi Stati Uniti saranno a sua volta minacciati – continuava Netanyahu.

I Repubblicani rincaravano la dose sottolineando come l’Amministrazione Obama a Ginevra “stava coccolando i suoi nemici mentre trattava con distacco i suoi amici”.

Ieri, il Presidente Hollande è volato insieme al Ministro degli Esteri Fabius a Gerusalemme per una tre giorni in Israele. L’opposizione all’accordo con l’Iran sta acquisendo un fronte unico particolare, ma rilevante. Israele, Arabia Saudita, Egitto e Francia sembrano camminare insieme in questo delicato passaggio storico.

Un fronte unico contro gli accordi con l’Iran che potrebbe allargarsi. Il Primo Ministro israeliano sembra “scatenato” annunciando che andrà a Mosca per vedere Putin prima dell’inizio dei nuovi negoziati. Come il sito debka.com riporta, Netanyahu è pronto a chiedere alla Russia di colmare il “vuoto” statunitense di fronte alle problematiche in Medio Oriente.

La stabilizzazione medio orientale senza il consenso di Washington sembra un disegno utopico. Ma la perdita di potere della lobby ebraica negli Stati Uniti potrebbe portare a un cambiamento delle relazioni internazionali di Israele con conseguenze imprevedibili.

L’Iran è la punta dell’iceberg la cui base si chiama Siria, Gaza, Hezbollah e Libano. Intransigenza o dialogo? Questo è il dilemma. Sicuramente, vedere gli Stati Uniti, stare dalla parte del dialogo, fa un certo effetto.

Nella foto Teheran. Credit by justmaro.tumblr.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox