Lord’s Resistance Army

Per un uomo che tutto il suo lavoro consiste nel contare massacri, stupri e rapimenti tra il suo gregge, Padre Benoit Kinalegu è sorprendentemente solare. Fermamente, si aspetta che Barack Obama spedisca presto forze di intervento contro la orribile guerrilla che imperversa sulla sua soglia di casa.

“Non è abbastanza spedire solo soldi” dice Padre Benoit, seduto nel suo ufficio a Dungu, remoto nord – est del Congo. Due anni fa il Lord’s Resistance Army (LRA), un gruppo ribelle ugandese, ha scatenato una brutale campagna, forse la più brutale dei suoi oltre due decenni di esistenza, contro villaggi isolati nella terra di frontiera attraverso il nord – est del Congo, il sud del Sudan e all’est della Repubblica Centrale Africana (CAR), territorio senza governo e controllo.

Le Nazioni Unite hanno documentato più di 2,000 assassinati e 2,600 rapimenti attribuiti al LRA negli due anni; altre associazioni per i diritti umani dicono che sono molti di più.

Almeno 440,000 sono fuggite dalle loro case. Fino a due mesi fa, Padre Kinalegu aveva una piccola ragione a pensare che i ribelli e il loro assetato di sangue leader, Joseph Kony, non poteva essere fermati. Ma il Presidente Obama firmando le leggi sul Lord’s Resistance Army Disarmament e il Northern Uganda Recovery Act, ha dato speranza che la cattura o l’uccisione di Kony rientrassero nelle prerogative degli USA.

L’America ha ripetutamente detto che la pace nella regione è nel suo interesse. Liberare le migliaia di soldati ugandesi e riposizionarli sotto l’egida dell’Unione Africana magari in Somalia a combattere la Shabab milizia Jihadista.

Il 14 dicembre poche settimane prima dell’uscita di scena di George W. Bush, l’America ha provveduto a consiglieri, intelligence e supporto logistico all’Esercito Ugandese per le operazione contro la LRA. Ma i raid sarei non colpirono gli obiettivi e le truppe di terra non arrivarono in tempo e Kony e suoi amici riuscirono a fuggire.

Finché l’Uganda e gli Americani non avranno un piano preciso su come arginare questo gruppo ribelle, loro potranno continuare senza controllo le violenze in tutta la regione.

Catturare Kony non sarà facile. Con le forze già operanti su due fronti come l’Iraq e l’Afghanistan e il ricordo dell’ultima esperienza altamente fallimentare in Somalia due decenni fa, rende difficile un impegno concreto, a breve termine, dell’USA nella regione.

Ma l’elasticità della legge di supporto alla causa dell’Uganda potrebbe fare molto. Provvedere finanziamenti e supporto logistico a volontari o collaborare con l’esercito francese che ha una base nella Repubblica Centrale Africana e ha inoltre una lunga storia di interventi militari in Africa.

L’amministrazione Obama può fare molto per l’Uganda, ha molte opzioni dice Paul Ronan, un fondatore di Resolve, una lobby di Washigton che ha premuto per la legge. Staremo a vedere.

Intanto Kony e ribelli imperversano tra le frontiere e la situazione del Sudan, stretto tra il Governo di Bashir, il Darfur e l’indipendenza del Sud, crea terreno fertile per il perpetuarsi delle violenze.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox