La Turchia, Erdogan e il Refah Partisi

Le elezioni in Turchia sono state etichettate dalle maggiori testate mondiali come una vittoria dal sapore della sconfitta per il Presidente Tayyip Erdogan e il partito che ha fondato AK Parti (Partito della Giustizia e Sviluppo).

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La tornata politica si è consumata il 7 giugno con un tasso di partecipazione che in Europa ormai non tornerà più. Infatti, l’86% dei turchi si è recato ai seggi e ha votato. Il segreto dell’urna è stato liberatorio e ha dato un chiaro segnale popolare alla classe dirigente che dal 2002 comanda questo immenso paese con il terzo esercito per dimensione della NATO :

” Turchi e curdi preferiscono una democrazia liberale piuttosto che un’Autocrazia Islamista”

Tayyp Erdogan, primo sindaco di fede islamica di Istanbul, fu eletto nel 1994 come primo cittadino dell’ex Costantinopoli e come candidato del Refah Partisi. Il Partito del Benessere che fu sciolto con sentenza della corte costituzionale turca nel gennaio del 1998 con queste motivazioni:

Le affermazioni di svariati esponenti del partito infatti avevano permesso di appurare che, al di là dei programmi ufficiali del movimento, formalmente rispettosi del principio di laicità, il Refah Partisi si era esposto alle accuse di violazione della Costituzione su tre fronti, vale a dire:
a) sostenendo la prospettiva di introdurre nel paese un principio di pluralismo giuridico, con diversità di status giuridico secondo l’appartenenza religiosa dell’individuo;
b) mirando a introdurre, come regola fondamentale dello stato e, in particolare, per quanto riguardava i rapporti privati tra turchi di religione musulmana, la sharia;
c) infine, minacciando, negli interventi di suoi autorevoli esponenti, il jihad, o guerra santa, nei confronti di quelle forze che avessero contrastato tali suoi progetti.

Centro Diritti Umani – Università di Padova Nota di Paolo Di Stefano

La questione della laicità dello Stato è un cardine imprescindibile della moderna Turchia fondata sulle ceneri dell’impero Ottomano nei primi Anni ’20 dello scorso secolo subito dopo la Grande Guerra. Il legislatore turco è stato ben consapevole di questo principio quando ha sentenziato contro il Refah Partisi.

Il popolo turco è stato ben consapevole di votare quasi fosse un legislatore o un costituzionalista. Una bella prova di democrazia per fermare il potere autocratico di Erdogan e il suo sogno di riscrivere la costituzione e garantire a se stesso il potere esecutivo.

Foto – Credit by www.data24news.it

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox