Il Congo e il Grilletto Democratico

Il Congo ha scelto il nuovo presidente, sarà Felix Tshisekedi. Scelto? Diciamo che è stato dichiarato vincitore. Forti ombre di brogli elettorali fanno eco alla miseria di un paese con un PIL pro capite tra i più poveri del continente e con parti del territorio senza legge in preda a bande armate.

40.000 osservatori elettorali delle congregazioni cattoliche, molto attive nel paese, discreditano con tutte le forze questo teatrino pronunciandosi con un risultato diverso. Per lor o il vincitore è Martin Fayulu, con il 60% mentre il presidente in pectore avrebbe preso solo il 19%.

L’Unione Africana riconosce il risultato e l’intero continente si chiede se questo passaggio di consegne, dopo 18 anni di “regno” di Joseph Kabila sia da condannare per le frodi o da applaudire perchè non si è ancora sparso del sangue. Il Congo è il grilletto dell’Africa ed è ancora vivido il ricordo delle atrocità della guerra civile combattuta tra il 1998 e il 2003.

Tolleranza zero è la politica dell’Unione Africana dispiegata a partire dal 2000 che ha portato soltanto a dieci i colpi di Stato militari da quella data. Tra gli anni 1980 e il 2000 sono stati trentotto.

Kabila, anch’esso arrivato al potere con la forza conserva la maggioranza del parlamento e il nuovo presidente si è detto disposto a collaborare con il vero detentore e forse per questo è stato dichiarato lui il vincitore a differenza di Fayulu accanito oppositore.

L’Africa capovolta ha la forma di una pistola e il Congo è fisicamente il suo grilletto. Il mondo s’interroga se riconoscere il risultato oppure affossarlo mettendo a rischio il fragile equilibrio. Democrazia vero o finta? Questo il dilemma. Il Congo rimane sempre il grilletto.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox