Il 18 Brumaio di Piazza Tahrir

Il 30 giugno scorso una grandissima mobilitazione di protesta, composta da circa 14 milioni di persone (le più basse stime parlano di 10 milioni) e che interessava la quasi totalità dei centri urbani egiziani,  ha chiesto le dimissioni del Presidente Morsi che proprio quel giorno festeggiava il suo primo anno di presidenza.

L’urlo di piazza Tahrir capitanava la massa degli scontenti di un anno di Presidenza dei Fratelli Musulmani. Così il primo Presidente liberamente eletto dell’Egitto sotto scacco della folla, riceve l’ultimatum delle forze armate. In 3 giorni Morsi viene destituito e tratto in arresto.

Alcune proteste erano riferite alle mancate riforme economiche, altre erano riferite a questione politiche e altre vertevano su tematiche ricreazionali.

E’ difficile scriverlo ma per alcune testate straniere, cosa c’è di meglio, di poco costoso, di molto divertente e di piacevolmente cool in una notte di mezza estate se non uscire e urlare a squarciagola un sacco di insulti? Inciso a parte, le ragioni predominanti della protesta sono altre e molto serie.

La neutralità statunitense

Le presunte teorie complottiste operate dagli Stati Uniti per rovesciare un presidente di ispirazione islamica sembrano essere lontane anni luce dalla realtà, anche se contatti con la Casa Bianca prima del golpe ci sono stati, ma Washington si è dichiarato neutrale lasciando le forze armate egiziane libere di decidere.

E’ utile sottolineare che i carri armati minacciosi di fronte al Palazzo Presidenziale sono di fabbricazione e “donazione” statunitense. Gli Stati Uniti hanno disposto negli ultimi anni più 1,5 miliardi di dollari per le spese militari di questo paese medio – orientale geopoliticamente strategico. Possiamo sostenere che Washington è stato il più fedele azionista dell’esercito egiziano dal dopoguerra ad oggi, con miliardi di dollari di investimenti.

Diciamo che per cambiare inquilino dobbiamo sempre chiamare il comproprietario della casa. Giustamente.

Il peso delle forze armate

Le forze armate egiziane sono una grossa fetta del PIL del paese. Si calcola che tra il 20 – 40 % del PIL per via diretta o indiretta è legato ai militari egiziani. Pertanto è facilmente intuibile che prima di essere un potere militare e un corpo dello Stato, l’esercito è un potere economico molto influente.

Dal 1946, l’esercito è stato di fatto l’espressione della continuità del potere e tutt’oggi permane alla guida di questo Stato. Le forze armate sembrano scandire l’orologio dei cambiamenti come fossero un perno statico e le istituzioni gli ruotassero intorno in moto e velocità del tutto dipendenti dal perno. Ancora rappresenta la fiducia per molti egiziani e l’ancora di salvezza in tempo di crisi. Anche se risulta piuttosto difficile vedere questi 450.000 soldati usati per decenni in completa autonomia, seguire la volontà del popolo.

Le richieste del 2011

La piazza anti – Mubarak principalmente chiedeva di costruire istituzioni indipendenti come le corti, i media, un neutrale servizio civile, l’esercito e la polizia che controllassero il potere del governo come le mature democrazie. Era un grido di dolore contro la corruzione e contro il potere dispotico di Mubarak.

Gli errori di Morsi

Invece di attuare riforme radicali tali come scegliere i governatori  provinciali con libere elezioni invece che per decreto presidenziale oppure punire gli ufficiali corrotti dell’era di Mubarak, i Fratelli Musulmani  li hanno semplicemente inseriti nei posti chiave dell’amministrazione pubblica e la scelta dei governatori è rimasta sempre nelle mani del Presidente.

A giudicare dalla rabbia dei cittadini di Luxor, i Fratelli Musulmani hanno imposto governatori non molto all’altezza. Basti pensare che in questa cittadina dipendente interamente dagli introiti del turismo hanno messo un governatore appartenente ad un partito radicale islamico direttamente collegato con il massacro di 62 turisti avvenuto  a Luxor nel 1997. Sembra quasi uno scherzo macabro del destino.

Un altro aspetto politico riguarda la promulgazione della costituzione. Quando quasi tutti i membri delle opposizioni scelti per scrivere la costituzione, rassegnarono le dimissioni al momento di promulgare la nuova costituzione, i Fratelli non si posero nessun problema e lasciarono in disparte tutte le loro richieste di modifica della legge fondamentale dello Stato. In più con decreto d’urgenza resero immune la costituzione dal controllo della Corte. Un colpo di Stato mascherato.

La situazione economica è delle più delicate, basti pensare che l’Egitto era una volta esportatore netto di idrocarburi mentre oggi è un importatore netto. Questo ha causato un innalzamento dei prezzi e una mancanza soprattutto di Diesel, un  idrocarburo preziosissimo per le decine di migliaia di pompe idrauliche che irrigano le aziende agricole in tutto il paese. Tagli all’energia e code chilometriche alle pompe di benzina hanno aumentato la rabbia della parte rurale più povera che una volta figurava a fianco dei Fratelli Musulmani.

Altro aspetto è il silenzio sulle aggressioni religiose. Anche questo ha contribuito alla caduta di popolarità dei Fratelli Musulmani . Inoltre, in un importante messaggio televisivo di 150 minuti trasmesso in giugno il Presidente Morsi non menziona il selvaggio linciaggio, avvenuto pochi giorni prima, di 4 persone che avevano la sola colpa di essere musulmani sciiti. L’omissione non è passata inosservata.

Questi sono soltanto alcuni degli errori dei Fratelli Musulmani dettati da incompetenza e dalla poca sintonia con il messaggio democratico della protesta del 2011.

Tamarod e comici

La società egiziana e la sua enorme popolazione di 84 milioni di persone comunque sembrano essere pronti per la democrazia. Basti pensare che accelerato dai social  networks e dall’entusiasmo del web, il movimento che ha adottato il nome di Tamarod (Ribelli) ha collezionato il 30 giugno circa 15 milioni di firme per la destituzione di Morsi. Una cifra astronomica se consideriamo che il 3 luglio al momento dell’arresto e dell’estromissione dal potere del Presidente, le firme raccolte erano 22 milioni.

Inoltre l’opera di Bassem Youssef un cardiologo reinventatosi comico che ha avuto un enorme successo con la Primavera egiziana, ha guidato il fronte selvaggio delle opposizioni fatto di cartoni animati, sketches comici di ogni tipo e giochi sui Fratelli Musulmani. Un’opera di alto “sgradimento” contro il Presidente Morsi che ha avuto molto successo.

 

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox