Giustizia o stabilità? Dilemma del Libano

Le Nazioni Unite si preparano ad annunciare l’accuse per una serie di uccisioni e assassini avvenuti in Libano e l’umore del paese si fa nervoso.

L’Aja, sonnolento sobborgo della capitale olandese, è la sede dei Tribunali speciali. Lì vengono lanciate le accuse e le sentenze riguardanti la giustizia penale internazionale. I Tribunali più esemplari sono quelli per la ex – Jugoslavia e per il Ruanda meno conosciuto è quello ad – hoc per il Libano.

Il caso che viene sottoposto a giudizio riguarda l’uccisione di 61 persone, compreso quello dell’allora Primo Ministro Libanese Rafik Hariri, e il ferimento di altre 494 effettuati tra il 2004 e il 2008 con esplosioni di bombe e assassini.

Ma per il Tribunale Speciale per Libano non conviene ad oggi indicare, perseguire e soprattutto sentenziare nessun imputato. La posta in gioco è la pace di uno Stato. Ogni verdetto potrebbe prendere di mira uno degli attori in  gioco e minare il terreno politico interno e finanche quello internazionale. La linea è molto sottile.

Grandi avversari come Iran e USA si confrontano in modo più o meno esplicito in Libano. Anche gli stati confinanti Siria e Israele, il primo occupante fino alla morte di Hariri, il secondo, avversario in una guerra condotta nel 2006 contro Hezbollah, guardano con ansia al verdetto del Tribunale. Proviamo a ricostruire il caso esemplare.

Un’autobomba, nel febbraio del 2005 a Beirut, uccide Hariri, Primo Ministro e miliardario sunnita, e altre 22 persone.  La reazione violenta della popolazione si riversò contro le truppe occupanti siriane, arrivate in Libano per rinforzare la pace dopo la fine della guerra civile, cominciata nel 1975 e conclusasi nel 1990.

Le truppe si ritirarono. Le elezioni successive segnarono il trionfo della coalizione pro – occidente, chiamata Alleanza del 14 marzo data della grande dimostrazione anti – siriana. Molti libanesi allora, pensarono che l’attentato contro Hariri fu organizzato dalla Siria. Ma, negli anni successivi, gli attentati contro esponenti cristiani e non, della coalizione 14 marzo nonché lo sgretolarsi di testimonianze contro l’ipotesi di un coinvolgimento di Damasco, hanno cambiato le carte in tavola.

La prova di forza di Hezbollah, partito e testa di ponte del popolo sciita libanese, con Israele nel luglio 2006, ma ancor  più la sfida lanciata alla coalizione di 14 marzo pro – occidente, culminata nell’invasione del centro di Beirut nel maggio 2008, pone Hezbollah, per alcuni attori internazionali, nell’orbita iraniana, Repubblica Islamica di fede sciita.

La complessità politico – sociale del piccolo stato medio – orientale composto, da musulmani – sciiti, musulmani sunniti e cristiani, equamente distribuiti, necessita di stabilità. Lo spettro di una nuova sanguinosa guerra civile potrebbe essere un ipotesi lontana.

Ma, qualora le accuse del Tribunale Speciale, sui 61 morti e 494 feriti, volgessero verso Hezbollah, eroico protettore dello stato del Libano, la situazione diventerebbe potenzialmente esplosiva.

Un’ipotesi però si fa strada per scongiurare la destabilizzione dell’area.  Molti convengono sul nome di Imad Mughniyeh, un ex – comandante di Hezbollah, più volte implicato in rapimenti, attentati e assassini durante la guerra civile.

Uomo vicino alle guardie rivoluzionarie iraniane, Mughniyeh viene assassinato a Damasco nel 2008. Ad avvalorare l’ipotesi d’accusa, c’è il fatto che dal momento della sua morte, gli assassini cessano.

Hezbollah controbatte che nessuna ipotesi d’accusa è stata lanciata in direzione di Israele. Lo stato ebraico aveva molto da guadagnare dall’uscita dal paese delle truppe siriane e dalla destabilizzazione del Libano. Tanto è radicata questa convinzione che per alcuni sostenitori, collaborare con il Tribunale Speciale è uguale a collaborare con il nemico “sionista”.

Parole che sembrano dettate dal Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che, in Libano ha di recente compiuto una trionfale visita. Il paese resta comunque lontano dalla Repubblica Islamica.

Ma il dilemma resta…Giustizia o Stabilità? Questo è il problema.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox