La Diplomazia e il Sahara Occidentale

All’estremità del deserto del Sahara c’è Laayoune, una città contesa da 35 anni. Nel novembre 1975 cominciò la crisi quando Re Hassan II  dovette accogliere alla frontiera meridionale circa 350.000 persone come da ordine della “prepotente” Spagna dominatrice del cosiddetto Sahara spagnolo.

Il mese successivo l’esercito marocchino marciò attraverso il territorio conteso e cominciò una guerriglia tra Polisario, sostenuti dall’Algeria e l’occupanti marocchini. Per 16 anni una vera guerra tra l’Esercito del Marocco e Polisario ha investito la zona, fino all’arrivo della missione di peacekeeping ONU, avvenuta nel 1991 dopo il cessate il fuoco.

Laayoune è una città prosperosa per gli standard marocchini. Il Governo di Rabat negli ultimi anni ha investito molto, per vincere la resistenza di cuori e menti, anche se con gli 8 checkpoints ONU, la situazione resta tesa e la gente è lontana da essere felice.

Per il Marocco, Laayoune è un fulcro per la pesca e per le miniere di fosfato. Per i separatisti Polisario è la capitale occupata di quello che dovrebbe essere uno stato indipendente Repubblica Araba Democratica del Sahara (SADR). Il movimento ribelle non è mai stato vicino a lasciare il paese e pensando alla situazione di stallo mai succederà.

L’impasse ancora blocca la ripresa di normali relazioni diplomatiche tra Marocco e Algeria che ha a lungo sostenuto il Movimento Polisario.

Per più di tre decenni, le Nazioni Unite hanno provato, senza successo, a stendere un accordo. Qualche volta sembravano proprio vicino ad arrendersi. Ma proprio in questi giorni rappresentanti del Governo marocchino e del Movimento Polisario si incontrreranno per a Manhasset e sempre sotto legida dell’ONU cercheranno di trovare una soluzione. Se fallissero anche questi colloquio potrebbe essere un danno grave che persiste in una situazione di status quo che a dirla con l’ultimo inviato dell’ONU  Christofer Ross, è “insostenibile.

Le tensioni sono al culmine. Dall’inizio di ottobre circa 8,000 Sahrawiani sono accampati alle porte di Laayoune, la più grande manifestazione di sempre. Un ragazzo di 14 anni è stato ucciso forse perché aveva aiutato un giornalista straniero  in visita al campo. Al – Jazeera, la TV araba, ha chiuso i suoi uffici a Rabat perché accusata dalle autorità di fomentare pregiudizi anti – Marocco.

“Continuano gli abusi contro i diritti umani e la mancanza di una soluzione radicalizza lo spirito delle giovani generazioni” lamenta Aminatou Haidar, un attivista per i diritti umani, ex – prigioniero politico e predicatore della non violenza da qui l’appellativo di “Saharan Gandhi”.

Nella città di Laayoune i Sahrawani sono circa un 1/5 dei 200,000 abitanti e vivono praticamente tutti nel distretto di Maatala, dove è facile vedere bandiere e graffiti che richiamo il SADR ma anche porte rinforzate con acciaio, per salvaguardia dai raids della polizia.

Tutte le speranze quindi sono appese alla riunione di New York per un futuro di pace nel Sahara Occidentale.

(Visited 35 times, 1 visits today)

Autore dell'articolo: Gianlu Pox