Democrazia in Africa. Progressi e Regressi di una Malattia Moderna

La democrazia in Africa ha vissuto tempi migliori ma anche peggiori. Nel pieno della guerra fredda precisamente nel 1973 solo il 30% degli Stati dell’Africa sub – sahariana erano, secondo il think – tank Freedom House, liberi o parzialmente liberi. Nell’ultimo rapporto del 2015 la percentuale è cresciuta al 59%.

La democrazia ha avuto senza dubbio un’importante ascesa, ma è in pericolosa regressione rispetto al 2008 quando la percentuale di paesi liberi o parzialmente liberi si attestava al 71%.

democrazia in Africa

La classifica denota anche dei dati interessanti riguardanti i candidati uscenti. Dal 1991, i presidenti o primi ministri che si ripresentavano per 36 volte sono stati battuti democraticamente ed hanno abbandonato il potere pacificamente. Nello stesso periodo il dato del mondo arabo segna zero.

Dagli anni delle indipendenze concesse negli anni Sessanta, l’Africa sub – sahariana ha conosciuto periodi in cui le giunte militari governavano sulla maggioranza degli Stati del continente. L’unica forma d’istituzione ben rodata lasciata dagli imperi coloniali era proprio l’esercito e dunque la presa del potere da parte dei militari era spianata.

Con la fine della Guerra Fredda e il crollo del Muro di Berlino la democrazia in Africa ha visto 91 presidenti e primi ministri in governi basati su regimi civili, ma il 45% degli stessi appartenenti a gerarchie militari.

La regressione è dovuta in parte alla “consuetudine” di alcuni capi di Stato notoriamente in Ruanda, Uganda, Burundi e Congo – Brazzaville di modificare la costituzione e estendere il mandato oltre i tre previsti. Altri come Kabila della Repubblica Democratica del Congo, hanno semplicemente rimandato le elezioni per problemi logistici. Questo ha permesso la trasformazione di presidenti liberamente eletti in pseudo dittatori.

Altra questione sono i regimi autoritari “funzionali” per l’Occidente e la Cina. Il caso dell’Etiopia dominata dal partito unico e protagonista dal novembre scorso di una repressione violenta costata la vita, secondo Human Rights Watch, a 400 manifestanti dell’opposizione. Incastonata in un feudalesimo moderno, l’Etiopia resta in balia di questo autoritarismo che ha ricevuto gli onori occidentali per aver combattuto i pirati somali e le milizie di Al – Shabab dando stabilità alla regione e agli investimenti soprattutto cinesi.

Secondo uno studio della Oxford University, le democrazie diventano meno inclini alla violenza e all’autoritarismo con l’aumentare del reddito pro – capite. Una volta che il PIL per persona supera i $2.700 la democrazia comincia a funzionare stabilizzando il paese. Testimoni di questa potenziale teoria politico economica sono 12 Stati sub – sahariani che hanno raggiunto questo traguardo ottenendo una democrazia a tutti gli effetti…per il momento.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox