Che ne è dell’Egitto?

Le elezioni legislative egiziane dell’autunno 2010 (28 novembre primo turno ) tanto somiglianti alle precedenti – massicci brogli a riconferma dell’ampia maggioranza del Partito nazionale democratico (Pnd) del Presidente Hosni Mubarak – difficilmente rafforzeranno la legittimità del potere. Per riuscirvi, Mubarak cerca di riaffermare la posizione del Cairo sulla scena regionale.

All’indomani del summit di Sharm el – Sheikh, seconda tappa nella ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi, il quotidiano egiziano Al Ahram, vicino al potere, pubblica una foto: il presidente Hosni Mubarak apre il corteo davanti a Barack Obama, seguiti dal dirigente palestinese Mahamud Abbas, dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dal Re Abd Allah di Giordania.

Qualche ora dopo, gli internauti si accorgono che la foto è stata ritoccata e la confrontano con l’originale in cui il rais egiziano si tiene più modestamente a lato, come il suo omologo giordano, dietro i protagonisti israeliano e palestinese, a loro volta preceduti dal presidente americano.

L’incidente fa sorridere; tuttavia non è solo un aneddoto. Mette in rilievo la preoccupazione del Cairo di apparire come un attore di primo piano sulla scena regionale, avvalorando così la legittimità del regime. Perchè, se l’eredità del presidente Gamal Abdel Nasser  (1952 – 1970) sembra sconfessata su diversi punti – specialmente i ambito economico, dove il socialismo arabo ha ceduto il passo negli anni ‘ 70 a un orientamento liberale -, resiste uno dei suoi credo: la centralità diplomatica dell’Egitto.

Particolarmente attiva, la diplomazia egiziana continua a distinguersi grazie a grandi nomi. L’Egitto ha dato all’Organizzione delle Nazioni Unite (ONU) uno dei suoi segretari generali, Boutros Ghali (1992 – 1996), che è in seguito passato alla direzione dell’Organizzazione interanzionale della francofonia (1998 – 2002).

Il popolarissimo Amr Moussa è il capo della Lega Araba dal 2001 e l’attuale ministro per gli investimenti Mahmoud Mohieddin è appena stato nominato direttore generale della Banca Mondiale. Eppure, anche trascurando la sconfitta, nel settembre 2009, del suo candidato alla direzione generale dell’Unesco, la posizione dl Cairo sulla scena internazionale e regionale è stata messa a dura prova negli ultimi anni.

Con il suo ruolo da facilitatore nel processo di pace arabo – israeliano, nella doppia qualità di primo paese firmatario di un trattato di pace con Tel Aviv (1979) e di faro del nazionalismo arabo – e quindi non sospettabile di svendere gli interessi dei palestinesi -, l’Egitto ha accolto sul suo territorio diversi negoziati, oltre alla firma dei cosiddetti accordi di Oslo.

Ma lo stallo delle trattative e l’evoluzione della situazione sul campo ne hanno ridimensionato il ruolo. Questo conflitto, divenuto di bassa intensità, specialmente a partire dalla fine degli attentati in Israele, non preoccupa più molto gli Stati Uniti e i loro alleati, impegnati più a est – Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan -, dove le reti e le possibilità di intevento del Cairo sono ridotte.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox