La NATO e il Nuovo Concetto Strategico

La NATO è in direzione di elaborare una nuova strategia. Potrà mantenere il ritmo dei cambiamenti mondiali? Questa è la domanda.

La prossima settimana, il Summit di Lisbona ci aiuterà a chiarire come cambierà il ruolo e la strategia della NATO. Sarà uno degli incontri più cruciali dei 61 anni di storia di questa Alleanza. Ufficialmente, i 28 membri si riuniranno per decidere “the new strategic concept” su come affrontare le minacce verso i paesi alleati e la via di come difendersi da esse nei prossimi 10 anni.

Sono passati 11 anni dall’ultimo cambio di strategia. Da allora il mondo è molto cambiato. Adesso l’attenzione è focalizzata sulle imminenti preoccupazioni, e non su obiettivi a lungo corso. Appunto, le imminenti preoccupazioni che sembrano essere: le prospettive per la, ormai lunga, guerra in Afghanistan, le risposte alle ambizioni nucleari iraniane e il bisogno di un cambio di marcia o di un “reset” totale riguardo alle ambigue relazioni NATO con il suo vecchio nemico, la Russia.

Tutto questo arriva nel momento di maggiori problemi di budget per i paesi europei alleati e le paure che l’America, preoccupata per la competizione con la Cina e per il terrorismo globale, possa ritenere la NATO meno vitale per la sua sicurezza del passato.

Il nuovo corso da proporre a Lisbona è stato progettato da un gruppo di esperti alla cui testa si stata posta l’ex Segretario di Stato Americano Madeleine Allbright.

Il nodo cruciale è il re – styling dell’art. 5 del North Atlantic Treaty. Sebbene, il concetto originario di difesa ad un assalto manu militari attraverso le frontiere alleate, rimane tale, l’esigenza di trovare punti d’incontro più solidi, per dare maggior linfa a prospettive di cooperazione e di prevenzione a minacce più reali, diventa cruciale.

Queste ultime sono diventate meno convenzionali di un tempo. Diciamo “uncoventional kind”quali: il terrorismo, gli stati canaglia, la distruzione o sconvolgimento delle global supply lines o i cyber – attacks alle infrastrutture essenziale tali come le power grids.

Vedendola così, sarà particolarmente arduo il compito di definire quali categorie di minacce rientrano sotto l’articolo 5. Stando alle parole del Segretario della NATO Anders Fogh Rasmussen, non c’è niente di male ad avere una “costruttiva ambiguità”. Come nel caso del dopo 11 settembre 2001, dove l’articolo 5 fu invocato e il terrorismo entrò ad essere una categoria di minacce per la prima volta. Ma per quanto riguarda, per esempio, i cyber – assault? Insomma il messaggio è step by step le ambiguità svaniranno.

Altra questione è il peso della determinazione sulle scelte della NATO. Un caso su tutti è quello dello scudo territoriale contro i missili balistici . Dove puntarlo, in funzione di quale minaccia? Bush lo voleva in Polonia in funzione anti – Russa, facendo arrabbiare il Cremlino. Obama ha proposto invece la Phased Adaptive Approach. Un metodo più slow, dove partendo con i missili Aegis, missili che vengono installati in mare si passa successivamente agli SM – 3, missili via terra che verranno testati qualche anno più tardi.

I costi di tale approccio sono minori e spalmati su più anni. Rasmussen propende per questa visione, annunciando che il massimo del budget spendibile sarà di $300m annui contenuti in dieci anni. Il fulcro della nuova strategia sembra essere però il cambio di obiettivo ovvero il contenere la minaccia missilistica iraniana più che quella Russa. Confermato anche, dal Segretario della NATO per cui, il difendersi da un attacco iraniano, è “una missione militare essenziale”.

Ma questo potrebbe creare problemi alla Turchia, la prima a proporsi come possibile host dello BMD (Ballistic – Missile Defence), preoccupata di vedersi compromettere la sua accresciuta potenza nella regione e il suo incremento degli scambi commerciali ed energetici bilaterali con l’Iran.

Quindi,stando così le cose, il BMD sembra essere un qualcosa di positivo da portare all’attenzione Russa. Con il beneplacito americano, il sistema di difesa porta a suggerire una collaborazione tra la NATO e il vecchio nemico, in modo da trasformare le relazione storiche basate sul mutuo sospetto e crisi occasionali, in una genuina partnership di lungo termine. Naturalmente aspettando Lisbona.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox