Charlie Hebdo. Colpirne Uno, per Educarne Cento.

I 12 morti dell’attacco al periodico satirico parigino Charlie Hebdo fanno riflettere. I 21.439 morti annegati o di stenti dal 1988 nel Mar Mediterraneo fanno riflettere molto meno. I curdi che muoiono a Kobane per mano dei guerriglieri dello Stato Islamico nella Stalingrado del loro popolo, non fanno riflettere per niente. I 2.472 morti delle Torri Gemelle ormai non fanno riflettere più.

Il peso della vita e i numeri sono importanti in Occidente. In altri luoghi del mondo, le vittime di guerre o di attentati sono martiri come un tempo lo furono i cristiani che poi diventarono beati e santi.

La strage consumata per mano di cittadini francesi contro altri connazionali solca il confine tra il martirio in nome della libertà e il martirio in nome di Dio.

Di chi sia la colpa non è elemento centrale. Il Perché, è l’arteria principale dove ricercare il veleno penetrato nel corpo della società.

La satira è la commedia immediata e pungente. Charlie Hebdo faceva ridere annichilendo e ammorbando i potenti del Pianeta e le religioni della Terra.

“Le commedie erano scritte dai pagani per muovere gli spettatori al riso, e male facevano. Il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l’uomo simile alla scimmia.”  

Tuonava così, il monaco cluniacense Jorge da Burgos, vegliardo cieco de Il Nome della Rosa di fronte a frate francescano Guglielmo da Baskerville che obiettava: “Le scimmie non ridono, il riso è proprio dell’uomo, è segno della sua razionalità.”

Riflettere su ciò che ci rattrista e su ciò che ci rende sorridenti è il Perché di tanti gesti. Il martirio sembra poggiare le basi sulla tristezza mentre la libertà sul sorriso.

Ironizzare sulla sofferenza è tanto disonorevole quanto uccidere la libertà. Charlie Hebdo e suoi giornalisti probabilmente non facevano satira sul dolore, ma l’elemento certo è, che la facevano su una religione e il suo profeta.

Le sbagliate interpretazioni del messaggio intrinseco di sagaci vignette hanno potuto permettere al mediocre lettore indottrinato, di  sviluppare la discutibile connivenza tra satira su una religione e la satira sui martiri di una religione.

Ne il Nome della Rosa, la Commedia di Aristotele era il Male per la mano artefice dell’avvelenamento delle sue pagine, perché produceva ilarità. Visto che Aristotele era passato a miglior vita da millenni, gli obiettivi da eliminare erano i suoi presunti lettori, colpevoli di ridere.

In questo triste momento, Charlie Hebdo è il cosiddetto colpirne Uno per educarne Cento. L’Occidente così riflette sui suoi morti e ride però della sua libertà. Una libertà fatta anche delle vignette di Charlie Hebdo.

Nell’epica abbazia disegnata da Umberto, il venerabile Jorge, profetizzava l’arrivo dell’Anticristo contro i monaci che preferivano leggere la satira disegnata sui marmi delle facciate delle chiese, piuttosto che i sermoni e i libri sacri.

Guglielmo da Baskerville  al contrario, rappresentava la giustizia e la razionalità contro ogni Male. Il Pianeta Terra ha bisogno di tanti Guglielmo da Baskerville, di tutte le religioni che disegnino la vignetta di un futuro libero, senza odio e tragedia, ma con molta commedia.

Foto credit by montrealgazette.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox