Acqua transfrontaliera

Punjab, terra fertile di frontiera tra India e Pakistan, questo territorio produce 1/8 del fabbisogno totale di grano dell’India ovvero sfama più di 150 milioni di persone. L’acqua presente nel sottosuolo è scesa di 10 metri dal 1973 e il ritmo è in fase di accelerazione.

Viste le relazioni molto tese tra i due paesi per altre zone di maggiore importanza contese nessun accordo per la gestione delle falde è stato siglato. Nessun interesse perciò ne per il piccolo contadino ne per le grandi aziende di coltivazione estensiva a trovare un accordo sullo sfruttamento.

Questo caso è uno dei tanti di falde acquifere a cavallo tra due stati. Il problema che si pone è quello legato al diritto di proprietà. In caso di non accordo tra gli stati, non sapendo a chi appartiene, l’acqua nel sottosuolo viene sfruttata incondizionatamente.

Tale risorsa provvede a circa 1/5 del fabbisogno di acqua di cui la metà come acqua potabile. In paesi aridi come Libia e Arabia Saudita, la proporzione tende a coincidere. Ovvero circa il 96% dell’acqua nelle falde, viene utilizzata per uso alimentare.

L’UNESCO, l’Agenzia delle Nazioni Unite, ha stimato che 273 falde acquifere sono condivise da due o più paesi. La necessità di trovare accordi tra gli stati diventa un bisogno evidente.

Dopo sei anni di studi condotti sull’acqua nel sottosuolo in America Latina, la scorsa estate Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, per proteggere la falda Guarani, hanno stipulato un accordo sullo sfruttamento. Un precedente che potrebbe diventare un trend. Anche Mali, Niger e Nigeria  hanno dovuto istituire un organo di controllo sulla falda Julemenden indispensabile per la sopravvivenza nel periodo di “secca” del Niger.

L’essenzialità della questione la provano anche le Nazioni Unite. Con una risoluzione del 2008, gettano le basi per un accordo di regime sullo sfruttamento dell’acqua nel sottosuolo. La prospettiva di un sistema  sanzionatorio ha portato a qualche risultato.

In Africa, Algeria, Tunisia e Libia hanno siglato un accordo per la gestione del NWSAS (North – Western Sahara Acquifers System) dopo che lo sfruttamento fuori controllo di circa 60 anni 1950 – 2008 ha portato un incremento della salinità dell’acqua. Anche per la più grande falda acquifera del mondo si cercano accordi. Parliamo del Nubian sandstone acquifer, la miniera di oro blu sotto le sabbie del Sahara, motivo di forti tensioni, che provvede al fabbisogno d’acqua di Libia, Egitto, Chad e Sudan.

Fino all’inventario del 2008 dell’UNESCO nessuno sapeva quante falde acquifere transfrontaliere esistevano.

L’acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. Veri e propri conflitti sono già in atto in ogni società. Leggere per credere, Le guerre dell’acqua di Vandana Shiva fisica e politologa indiana (Feltrinelli Universale)

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox