Vince Brexit. Il Regno Unito Fuori dall’ UE. Cosa succederà?

Nel Regno Unito, il referendum sullo Stare o Lasciare l’Unione Europea ha visto il successo della Brexit, dell’uscita cioè dall’UE. Proviamo a dare alcuni ragguagli sui possibili scenari politici, piuttosto che economici, di questa decisione storica.

Referendum consultivo
Il voto popolare è stato chiesto per dare un parere non vincolante al Parlamento britannico sulla questione della permanenza del Regno nell’Unione Europea. Il Parlamento potenzialmente potrebbe rigettare la proposta e Londra rimarrebbe una capitale dell’UE.

Questo scenario non avverrà perché, seppur non vincolante, la consultazione diretta ha dato esito di uscita e l’opinione pubblica ha un peso molto rilevante nel Regno Unito quindi nei prossimi due anni l’UE vedrà l’attivazione per la prima volta dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che permette agli Stati membri di recedere dall’istituzione continentale.

Nel 1972 un altro referendum sulla permanenza nella CEE (Comunità Economica Europea), istituzione precedente all’UE, vide il trionfo dei Remain con il 62,7%, ma questa è un’altra storia. 44 anni dopo vincono i Leave e il Regno Unito uscirà presumibilmente dall’UE.

Il ruolo del Primo Ministro
Le dimissioni di Cameron sono giuste, ma soprattutto sagge. L’uscita del Regno Unito dovrà avvenire formalmente con una richiesta del primo ministro ai suoi colleghi del consiglio europeo.

Quest’Onere David Cameron, da sempre sostenitore del rimanere nell’UE, non lo vuole certo avere e per questo ha deciso di lasciare Downing Street così il nuovo capo del governo avrà l’Onore di dire Bye Bye all’Unione Europea.

Scozia e Irlanda del Nord. Le sorti del Regno Unito
In Scozia e nell’Irlanda del Nord ha vinto il fronte del rimanere. La tentazione di uscire dal Regno Unito tramite referendum sull’indipendenza chiedendo, in caso di vittoria, una nuova adesione all’Unione Europea potrebbe essere uno scenario molto futuribile. In questo caso nel Regno Unito rimarrebbero solo Inghilterra e Galles.

La frontiera con l’Irlanda
Il confine europeo terrestre con il Regno Unito verrà posizionato tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord creando nuovamente una barriera storica che ha creato non pochi problemi di convivenza tra le comunità protestanti e cattoliche. Inoltre, l’area di libera circolazione di Schengen vedrà uno scenario di confine doganale molto restrittivo.

Gli Europei saranno come tutti gli altri immigrati
Il rifiuto dell’UE è anche il rifiuto della cittadinanza europea pertanto se i britannici non sono più europei, gli europei non sono più nella stessa famiglia dei britannici. Questo comporta l’abbandono dello status sociale dei cosiddetti Expat, degli europei che vivono e lavorano nel Regno Unito e che hanno gli stessi diritti dei cittadini di Sua Maestà. Diventeranno probabilmente come tutti gli altri popoli che affollano le città del Regno Unito: nessun sussidio di disoccupazione e contributo per l’affitto, dovranno lavorare per produrre ricchezza per i britannici, senza ritorni sociali.

Effetto Domino
La vittoria della volontà di lasciare l’Unione Europea, secondo Micheal Gove, ministro della Giustizia britannico, vedrebbe un “effetto domino” e “la democratica liberazione di un intero continente”.

“Il sogno di una Primavera Europea ha l’utopica premessa che le oscure forse del nazionalismo, della frammentazione e della demagogia, si dissiperanno semplicemente nel pandemonio del collasso dell’Unione Europea” – parola di Micheal Gove. Amen! Verrebbe da dire!

L’ipotesi di Gove non ha basi solide e, anzi, potrebbe rivelarsi un boomerang con lo scenario futuro di un Regno Unito costretto ad inseguire l’Unione Europea nei negoziati sul mercato comune che a breve lascerà. L’entrata nella CEE e poi la successiva partecipazione all’UE ha portato secondo molti analisti alla crescita notevole del benessere britannico.

I Laburisti
Jeremy Corbyn, leader del Laburisti, ha praticamente sbagliato su tutto. Non schierandosi con decisione, per non favorire i Tories spaccati tra Cameron e Johnson – Gove, ha di fatto consegnato i suoi elettori tra le mani dei comitati Vote Leave di gran lunga più organizzati del Vote Remain. Dopo lo step down di David Cameron, probabilmente ci sarà, ahimé, anche quello di Jeremy Corbyn.

Il Mediterraneo
Questo mare che ha sempre bagnato le coste italiane, francesi, spagnole e greche non è mai appartenuto veramente a queste nazioni. E’ un mare britannico e le sue sorti sono sempre state legate alle navi di Sua Maestà. Le varie missioni di pattugliamento del mare “di mezzo” hanno visto un ruolo sempre più importante della marina britannica. Con il terremoto politico anche queste collaborazioni potrebbero venire meno e gli unici a brindare saranno gli scafisti.

L’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Una Normativa Infernale
Il presupposto, confermato anche dal primo ministro David Cameron, è che l’eventualità di una Brexit detonerebbe l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Questa disposizione permette che l’UE possa negoziare un nuovo accordo con il paese richiedente il recesso dagli accordi entro il termine dei due anni.

Fino a qui tutto bene per i britannici. L’articolo però specifica che quando l’UE agisce con un nuovo accordo dopo la rescissione, lo fa unilateralmente.

In parole più semplici e “familiari” è come se un uomo o una donna richiedessero il divorzio e i termini dell’accordo fossero decisi unilateralmente dalla parte che lo subisse. Questo è l’incentivo per i paesi membri a non attuare una rescissione. E’ inoltre un modo di non agire con generosità qualora si verificasse il desiderio di distaccamento.

L’Unione Europea crea avvertimenti per tutti quei movimenti populisti, in nome di un dolore ancor più acceso, se qualcuno di loro vincesse provando così ad uscire dal club.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox