Stabilità o Democrazia. La scelta dell’UE

Quando i cittadini di Tunisi presero possesso delle strade della città, la Francia offrì l’aiuto all’asserragliata forza di sicurezza del Presidente Zine el – Abidine Ben Ali, fuggito in Arabia Saudita.

Quando la giovinezza egiziana riempì le piazze de Il Cairo, l’Italia elogiò Hosni Mubarak come l’uomo più saggio del mondo e quando i dimostranti furono massacrati a Tripoli, la Repubblica Ceca parlò di una catastrofe che potrebbe seguire la caduta di Muammar Gheddafi, Malta difese la sovranità territoriale della Libia e l’Italia predicava che le proteste potessero condurre all’instaurazione di un sultanato islamico.

Ad ogni rivolta Araba, qualche paese europeo ha piazzato se stesso dal lato sbagliato della storia. Non sembrerebbe tale, se solo  l’Unione Europea non avesse avuto parole di così basso profilo nel condannare e nell’invitare a sospendere la violenta repressione.

Quando si trattava di agire è andata ancora peggio. Ha congelato i beni e i denari degli strongmen Tunisini ed Egiziani solo dopo che erano fuggiti o si erano dimessi. Qaddafi, malgrado il suo uso di bombardamenti aerei  per uccidere i suoi concittadini libici, non ha affrontato immediate sanzioni dall’Unione Europea (ha interrotto i rapporti commerciali dicendo che era “pronta a prendere ulteriori misure”).

Perfino la Lega Araba, il più grande club di autocrati, ha sospeso la tessera di membro alla Libia di Gheddafi. Le navi da guerra europee e i suoi aerei sono stati schierati, non per aiutare i cittadini libici ma per stoppare l’esodo di  profughi e rifugiati che sfuggivano alla guerra oppure per riportare i cittadini europei a casa.

Il Presidente bielorusso,  Alksander Lukashenko potrebbe chiedere perché lui e suoi luogotenenti  sono oggetto di sanzioni e punizioni da parte dell’Unione che ha congelato i loro beni e bandito la possibilità di viaggiare attraverso l’Unione. Bè, Dopo tutto, lui è il solo che ha imbrogliato alle elezioni e imprigionato gli oppositori.

Una spiegazione è che gli eventi sono ancora freschi e pochi giorni sono passati; per imporre sanzioni alla Bielorussia l’UE ha impiegato circa un mese. Un’altra spiegazione è che data la storica intromissione imperialistica nel mondo arabo, i paesi europei dovrebbe stare fuori dalle rivolte. Terzo, la paura che, provocando il collasso dei regimi potrebbe portare alla presa in ostaggio dei cittadini espatriati.

Già, è difficile evitare il sospetto che ai paesi europei interessi più la stabilità del Medio oriente che la sua rotta verso la democrazia. In verità, le dichiarazioni sfumate degli organi europei sono raramente notate dai rivoltosi arabi.

Sanzioni date a pugno duro, farebbero cambiare un po’ il modo di condurre le disperate azioni dei governanti. Ma se solo spedissero i giusti segnali agli altri arabi che stanno guardando gli eventi , l’Europa promuoverebbe e starebbe inequivocabilmente nel lato di coloro che provano a rovesciare le dittature. Anche solo evitando “gaffes” sarebbe un progresso.

Il migliore test per la nascente diplomazia europea sarebbe, nel lungo periodo, se l’Ue potesse  aiutare i paesi nord africani a stabilire la democrazia. L’Europa ha una ricchezza immensa di esperienza in aiutare le riforme in quei paesi che hanno subito anni di dittature.

La democratizzazione dell’Est Europa, seppur incompleta,  è un esempio di come il “soft power” è senza dubbio un buon strumento di cui si può vantare l’UE. Ma sebbene l’allargamento è stato un successo di questo strumento di politica estera, il tentativo di utilizzarlo e di promuovere riforme democratiche nel vicinato europeo è stato altamente fallimentare.

La politica dell’UE cosiddetta “neighbourhood policy” ovvero la politica del buon vicinato attraverso l’estensione  di aiuti e benefici, come gli ASA agreement che permettono di utilizzare il mercato europeo in cambio di sostanziali riforme economiche e politiche dovrebbe fare di più.

La Bielorussia rimane l’ultima dittatura europea, l’Ucraina sta tornando indietro, il conflitto arabo – israeliano è irrisolto e puntellato di violenza e il nord Africa languisce, fino a quest’anno sotto il governo di autocrati.

Al suo Est, l’Unione Europea ha provato un pò più ardentemente a promuovere riforme politiche, spinta dovuta in parte alle domande dei suoi membri ex –  comunisti. Ma a sud dell’UE la spinta d’intervento si è focalizzata sullo sviluppo volto a ,antenre una sostanziale stabiltà nell’area; questa area fa la parte del leone per la destinazione dei fondi della “neighbourood policy”.

Il vanitoso progetto di Nicolas Sarkozy, “l’Unione per il Mediterraneo”, un club politico che è stato paralizzato fin dalla sua creazione nel 2008, se qualcosa ha fatto ha aumentato il ruolo delle monarchie arabe e dei Presidenti a vita.

La stabilità è stata prioritaria per molte ragioni: preservare il Trattato di pace tra arabi e israeliani, combattere il terrorismo jhiadista, frenare la proliferazione delle armi di distruzione di massa, proteggere le attrezzature per il trasporto di petrolio e gas nonchè prevenire le migrazioni di massa verso l’Europa.

Preoccupazioni senza dubbio non irrilevanti e l’Europa deve accordarsi, purtroppo, con i vicini che ha e non con quelli che vorrebbe avere. Il suo sbaglio, a mio avviso, è nella perdita del suo carattere e della sua abilità di cambiare le cose per il meglio. Ma visto che il mondo arabo sta cambiando dall’interno anche la politica europea dovrebbe farlo.

Il capo della diplomazia europea, Cathy Ashton, valuta le idee: la Germania dice che il supporto europeo (includendo la rinegoziazione delle barriere al commercio agricolo) dovrebbe essere legato alle riforme democratiche.

L’Italia vorrebbe più “carote” per incoraggiare un ordinato ma rapido cambiamento, includendo un miglioramento delle relazioni con l’Egitto e la Tunisia e un nuovo sistema di gestione delle migrazioni internazionali. Francia, Spagna e altri quattro paesi implorano per una maggiore spesa nel sud del Maditerraneo e un incremento di influenza e potere dell’Unione per il Mediterraneo, con poche o quasi nulle condizioni.

Ricordando il 1989

La fine del comunismo nell’Est europeo fu una grande benedizione per l’Europa. La caduta dei dittatori sull’altra sponda del Mediterraneo potrebbe esserlo ugualmente, sebbene la transizione si preannuncia molto più incerta. Nel 1989 collassavano i nemici comunisti dell’occidente europeo grazie anche ai popoli che svilupparono un risentimento sempre maggiore verso l’occupante sovietico e una sempre maggiore attrazione nei confronti dell’Ovest.

Nel mondo arabo, sono gli alleati impacciati occidentali che stanno fallendo forse aiutati anche dai popoli incapaci di superare il pregiudizio sulla “western overlordship”.

Finora però, le rivolte di questo 2011 sembrano essere libere di ideologie Islamiste, anti – imperialiste e anti – israeliane. Tali sentimenti potrebbero svanire se solo l’Europa dasse il sospetto di essere collusa con gli odiati despoti. Le sommosse arabe stanno rimuovendo quel dilemma europeo se perseguire la stabilità o la democrazia – suoi interessi contro i suoi valori. La stabilità è andata; gli interessi e i valori sono gli stessi. La solo risposta è di abbracciare, aiutare e proteggere tutti coloro che vogliono la democrazia.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox

  • io

    come mai il grecale viene da nord-est?