Syriza e il Sicario BCE

Come farai a convincerlo? Gli farò una proposta che non potrà rifiutare. Sembra che Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), il 4 febbraio scorso abbia detto queste parole prima di incontrare gli emissari di Syriza e il ministro delle Finanze Varoufakis dello Stato debitore Grecia.

Dieci giorni sono passati dalla vittoria delle elezioni e nonostante il capo dell’economia greca abbiano giudicato il colloquio con il suo acerrimo nemico “fruttuoso” , in natura esistano frutti dolci e amari.

Decisamente della seconda specie è quello servito dal consiglio governativo della BCE. Il dispositivo che diventerà operativo dall’11 febbraio è un chiaro messaggio al nuovo governo greco.

Quando le banche demandano i prestiti alla BCE devono presentare idonee garanzie. Il risultato della decisione del direttivo di Francoforte proibirà alle banche elleniche di presentare come garanzia l’acquisto dei bond emessi dal governo greco. Tradotto in parole spicciole, non permetteranno più che le banche nazionali finanzino lo Stato greco.

La possibilità data alle banche greche di tenere in vita lo Stato nazionale fino ad oggi, nonostante i titoli greci fossero considerati “spazzatura”, è stata concessa dalla BCE come una sorta di complicità con l’addomesticato governo greco di Papandreu prima e di Samaras poi.

Il governo Syriza è antipatico, ostico e poco incline ai compromessi. Deve essere abbattuto oppure ricattato anche al costo di trascinare con se tutti gli Dei dell’Olimpo.

Il dispositivo contro i titoli di Stato ellenici è il primo proiettile, ma non basta. La BCE presenterà a breve la prossima offerta.

Già provate da anni di crisi, le banche greche stanno subendo il fuggi fuggi generale di conti correnti dovuto all’ipotesi che si è rivelata tesi della presa del potere da parte del partito della sinistra estrema Syriza.

L’incertezza causata dalle elezioni e dal cambio di governo  ha propiziato una grande fuoriuscita di depositi di 4,4 miliardi a dicembre e più del doppio in gennaio.

A breve le banche greche avranno bisogno di liquidità e diventerà fondamentale accedere al programma Emergency Liquidity Assistance (ELA). Questa forma di assistenza agli istituti finanziari nazionali viene concessa dalla BCE sulla base della richiesta inoltrata dalle banche centrali di ogni singolo paese.

La BCE dopo un’attenta analisi delle condizioni economiche e politiche può o non può dare il benestare all’aiuto. Non è difficile indovinare cosa deciderà la Banca Centrale Europea.

Due precedenti su tutti dovrebbe preoccupare Varoufakis, Tsipras e la cricca governativa. Nel 2013 la BCE annunciava che avrebbe stoppato l’estensione dell’ELA alle banche cipriote a meno che il governo di Cipro fosse entrato nel programma di salvataggio per garantire la sua solvenza.

La misura forzò in maniera determinante il governo di Nicosia ad acconsentire al controverso programma di salvataggio. Anche l’Irlanda cedette al ricatto nel 2010 con le stesse condizioni dei ciprioti.

I figli della Troika greci non possono abbandonare la famiglia.  Sarebbe un affronto e un cattivo esempio. La Commissione Europea e il Fondo Monetario mandano il sicario BCE a fare la migliore offerta.

Difficile rifiutare. Tsipras & co sono avvertiti. Intanto, 5 banche greche sono state declassate dalle maggiori agenzie di rating e lo spread ellenico vola a più di 1.000 punti piazzando un tasso sui titoli decennali al 9,50%.

I primi proiettili stanno andando a segno…

Articolo originale pubblicato su http://www.geopolitiqui.org/ il 10 febbraio 2015

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox