Solidarietà Europea? No Grazie. Siamo figli di Trojka

Cominciamo questo articolo con una “non” notizia. Un fatto normale. L’agenzia Reuters confermava per oggi pomeriggio l’arrivo della Trojka ad Atene. In un primo momento, il viaggio sembrava in procinto di slittare a causa della manovra del Governo greco che prevedeva “solo” 500 milioni di euro di ulteriori tagli (da aggiungere ai 4 miliardi già in programma per quest’anno), invece dei 2 miliardi di euro previsti dal Diktat della Trojka.

La Trojka è il triunvirato composto dal Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e Banca Centrale Europea noto per il salvataggio finanziario della Grecia, del Portogallo, dell’Irlanda e di Cipro e per aver introdotto il concetto di austerità come unica condizione all’accesso del credito necessario per evitare la bancarotta.

In poche parole sono degli ispettori o meglio dei liquidatori con la valigetta 24 ore che vanno dai Governi dei paesi sovrani a ordinare cosa privatizzare, licenziare o tagliare in cambio del supporto finanziario di queste tre istituzioni.

Continuiamo questo articolo con una notizia. Il tedesco Martin Shultz, l’integerrimo Presidente del Parlamento Europeo ha detto a La Repubblica che gli errori della Trojka saranno puniti.

Shultz parlava di errori perché la Commissione Economica e Monetaria del Parlamento Europeo ha aperto un’inchiesta sulle “ricette” fornite da questi organi ai paesi intenti ad uscire dalla crisi finanziaria. Il motivo dell’indagine è racchiuso nel macabro sentore che le azioni non siano state prese in maniera troppo trasparente e incisiva.

Con un atto di autocritica preoccupante, una colonna del Triunvirato, il Fondo Monetario Internazionale rincarava la dose, annunciando il fallimento delle politiche adottate dalla Trojka:

L’impatto dell’austerità sull’economia è stato valutato erroneamente stimando che la struttura interna della Trojka era inefficace a risolvere i problemi, creando più danni che altro e più recessione di quanto calcolato, senza restituire fiducia agli investitori. (La Repubblica – venerdì 1 novembre)

Cosa sta succedendo?

Ci hanno insegnato che le fondamenta dell’Unione Europea furono gettate dopo la seconda guerra mondiale, per educare i popoli del Vecchio Continente, alla solidarietà e all’altruismo, rinunciando a quelle politiche di potenza e sopraffazione che furono i germi fondanti dei due conflitti planetari.

La solidarietà professata, artefice di un “credo” sotto la spinta del benessere, è stata spazzata via dalla crisi. La nuova parola ci hanno detto è Austerità. Il nuovo padre è la Trojka.

I figli della Trojka sono i cosiddetti Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), ovvero gli Stati troppo grassi di debito pubblico e deficit che devono dimagrire. Parola d’ordine appunto, austerità ovvero riforme strutturali per ridurre la spesa pubblica per poi tornare a crescere.

Le analisi inquietanti del Presidente Shultz e del Fondo Monetario Internazionale pongono degli interrogativi allarmanti.

Per tre anni i funzionari della Trojka hanno terrorizzato popolazioni, commissariato e spinto sull’orlo del baratro gli Stati, soprattutto del Sud Europa. Il tutto con il consenso più o meno unanime di Consiglio, Commissione e Parlamento dell’Unione Europea.

Anni di sospensione della democrazia – a dirla con Shultz – erano necessari per permettere ai “liquidatori” della Trojka di porsi al di sopra del popolo, come i sovrani assoluti per salvare gli Stati dalla bancarotta.

Luigi XVI prima di finire ghigliottinato annunciava L’Etat c’est moi. Il Triunvirato sembrava annunciare La Trojka c’est l’Europe.

Dobbiamo chiamare Robespierre signor Shultz? Come pagheranno per gli errori commessi?

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox