Putin e la Super Macchina della Propaganda Sovietica

Vladimir Putin probabilmente ha visto il noto film americano sull’assedio di Stalingrado, Enemy at the gate (Il nemico alle porte) che narra la storia, vera o presunta, di un eroe sovietico, Vassili Zaitsev. A mio modo di vedere, la frase più emblematica del film è quella pronunciata dal compagno maresciallo che alle accuse e ai dubbi di Leonida Krusciov, generale dell’Armata Rossa in estrema difficoltà, afferma “diamogli speranza, abbiamo bisogno dei nostri eroi”. Un Krusciov curioso e sarcastico replica “ne conosci uno?”.

Il compagno maresciallo conosceva realmente chi avrebbe dato la speranza nella vittoria. Fu così che il pastore degli Urali elevato al grado di cecchino scelto, Vassili Zaitsev, diventò il supereroe della propaganda sovietica nonostante le centinaia di migliaia di morti e la capitolazione vicina. I tedeschi furono respinti più dal freddo che dalla speranza di Vassili, ma lui rimarrà un’icona della grandezza dei Soviet per merito del compagno maresciallo e della sua propaganda.

I tempi sono cambiati, ma un filo conduttore lega il presente della Russia con l’Unione Sovietica di quell’inverno del 1942. Il 16 marzo scorso, in televisione Vladimir Putin ha annunciato il parziale ritiro delle truppe dalla Siria. Rimarranno, circa 1.000 tra consiglieri militari e forze speciali e una dozzina di aerei. La fragile cessazione delle ostilità e il precario successo dei colloqui di pace per il presidente russo significano che la missione è compiuta.

Tutto il resto è nelle mani di Dimitri Kiselev, giornalista e presentatore televisivo di Vesti Nedeli. Come il compagno maresciallo, quest’uomo devoto alla propaganda sostiene la speranza della Russia di ritrovare la grandezza dell’impero sovietico.

“La precisione dei missili e la destrezza dei piloti hanno portato alla vittoria del Bene contro il Male” . “Le due grandi potenze planetarie unite nella responsabilità nella più grande tragedia umanitaria del secondo dopoguerra”. Gli aerei russi sono belli e splendidi…i nostri raid più precisi e efficienti di quelli americani” – Sono alcune delle frasi pronunciate da Kiselev – “sicuramente le cose sono difficili, ma noi siamo accerchiati dai nemici e sopporterà questa crisi”.

Queste parole sono musica per le orecchie di Larissa Kirillova, una pensionata di Kursk. La sua pensione non cresce mentre i prezzi continuano ad aumentare e sua figlia ha perso il suo lavoro. Ma la Russia è di nuovo una grande potenza. Risolutamente ammette “certo, i tempi sono duri, ma noi siamo accerchiati dai nemici e combatteremo anche questa crisi”.

I propositi dell’azione russa in Siria non erano solo quelli di salvare il regime di Assad e di risolvere la crisi umanitaria. C’era molto di più. C’erano i sogni della pensionata di Kursk e di altri milioni di cittadini. Il partito comunista sovietico che una volta governava queste terre era essenziale nelle questioni internazionali. Niente poteva essere deciso contro la volontà dei sovietici o senza la loro partecipazione. La Russia di Putin manca della potenza di fuoco e delle risorse economiche dell’era comunista, ma gode della posizione geostrategica raggiunta. Putin vuole ritornare ai tempi degli accordi di Yalta e Potsdam quando gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Gran Bretagna divisero il mondo in zone di influenza.

La grandezza della nazione per i russi vale la speranza del futuro. Vassili Zaitsev e il suo compagno maresciallo furono la super macchina della propaganda sovietica che permise la vittoria contro il nazi fascismo. I missili russi e la spettacolarità delle azioni dei loro aerei uniti all’enfasi di Dimitri Kiselev e di altri asserviti al potere putiniano, sono il braccio armato dell’anti americanismo nel mondo. Tanto basta per dividere nuovamente il Pianeta.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox