L’Italia e l’Ultimo Atto del Ventennio di B.

Fu così che il miracolo berlusconiano venne a compimento. D’altronde Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, lo aveva annunciato in campagna elettorale:
“Faremo la rivoluzione liberista che a Berlusconi non è riuscita”.

Questa sarà forse l’unica promessa che manterranno. Con l’introduzione della Flat Tax, seppur ridotta dal principio iniziale, voluta dalla Lega salviniana il progetto prende corpo e Luigi Di Maio e i grillini potrebbero diventare i Messìa dell’ultraliberismo europeo.

Il messaggio è abbastanza semplice. Imposizione fiscale agevolata per le partita IVA rendendole più appetibili del lavoro dipendente. Come viene evidenziato dal Sole 24 Ore, la nuova forma di tassazione risulta favorevole agli autonomi superando in maniera significativa i subordinati.

Un nuovo concetto di progresso economico sperimentato nella patria del più grande partito comunista occidentale. Un grandissimo smacco per quella sinistra che ha fatto la guerra al PD renziano trovandosi dopo a competere con i veri abbattitori delle tutele dei lavoratori dipendenti. La manovra del popolo segna il distacco verso la grande precarizzazione del lavoro che sarà completata negli anni futuri. L’Italia diventerà una sorta di avanguardia del capitalismo neoliberista europeo.

Il ruolo della partita IVA era insito nel nome, ossia creare un valore aggiunto attraverso la trasformazione o la commercializzazione del bene affinchè possa avvenire un’imposizione fiscale suppletiva a questo surplus.

L’obiettivo del governo è la frantumazione massima del mercato del lavoro per far diventare il Valore Aggiunto proprio il lavoro dell’individuo. La mercificazione straordinaria della risorsa umana teleguidata dal capitale. Un ritorno al passato ottocentesco e al modo di Adam Smith di concepire i rapporti tra i soggetti economici.

La derisione finale avrà luogo con l’introduzione, se mai avvenisse veramente, del reddito di cittadinanza considerato dagli studiosi di mezza Europa, il cavallo di troia del Liberismo e il distruttore morale dello Stato sociale.

L’articolo 3 della benamata, a tratti, costituzione italiana sancisce l’eguaglianza sostanziale obbligando la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Il legislatore deve concentrarsi affinchè avvenga la partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Il tema centrale dei lavoratori viene totalmente superato con l’introduzione del reddito senza lavoro.

Creando una sorta di uguaglianza totalmente artificiale verrà meno ogni servizio dello Stato sociale che mirava a prendersi cura del lavoratore, dalla salute, agli infortuni fino alla cura dei figli. Ti diamo il reddito che eguaglia la tua condizione economica e sociale. Non ti serve più niente. Punto.

La Francia che ha una storia di diritti molto pronunciata e in parte superiore a quella peninsulare non ha preso nemmeno in considerazione la prospettiva dei socialisti di assicurare il reddito universale. Li ha bocciati con il 6% dei consensi.

Il lavoro è la sola fonte di reddito e per lo sviluppo delle persona c’è lo Stato sociale che va fatto funzionare e potenziare insieme alla tutela dei lavoratori come diritto fondamentale. La spesa corrente (sussidi, pensioni e salari pubblici) generata dall’assistenzialismo sfrenato produce recessione non aiuta il Welfare state teorizzato dall’economista britannico John Maynard Keynes. Quest’ultimo, idolo del New Deal Roosveltiano, suggeriva l’intervento dello Stato con la spesa in conto capitale che avrebbe sospinto l’economia grazi anche a una forte tutela del lavoratore.

Il main theme della teoria fu ripreso dalla nostra costituzione nell’articolo 3 comma 2 ma che arriva al suo canto del cigno con la “manovra del Popolo” e il compimento del sogno berlusconiano.

Berlinguer e Sandro Pertini portano i suoi saluti.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox