L’Italia del Trumpismo e post – Berlusconismo

La vittoria di Trump è la vittoria del piccolo uomo bianco declassato. L’americano di Fox News, anti politico per arroganza, amante solo degli scandali ad effetto e razzista nei confronti dell’intelligenza, è questo l’elettore capofila di The Donald (Leggere I Want You. Piccolo Bianco Declassato. Trumpismo e Razzismo dell’Intelligenza). In Italia, il prototipo americano trova larga ascesa attraverso il carnevale umano della penisola.

Il piccolo bianco declassato italiano è ampiamente convinto delle assurdità ad effetto. Un tipico emblema di questa tracotanza di ignoranza è l’acclamazione del taglio degli stipendi dei parlamentari come la via per far uscire dalla povertà 4 milioni di italiani.

La tracotanza nell’acclamazione e l’ignoranza nei numeri provocano un cortocircuito tanto da non capire che il risparmio produrrebbe solo una ventina di euro a ciascun povero una tantum. L’anti politica peninsulare si nutre di queste assurdità ad effetto.

Altro esempio calzante è individuabile nel tema dell’immigrazione. I numeri dell’invasione parlano di 300 mila profughi o clandestini (dipende dal caso) a fronte di 506 milioni di cittadini europei racchiusi nello spazio comune di Schengen (Per saperne di più leggi anche Numeri grezzi di un’Europa ridicola) .

Indignarsi con i politici italiani per l’enorme flusso è puro Trumpismo. L’accoglienza dovrebbe essere l’arma italiana da impugnare verso l’Unione sorda e ceca contro la miseria di una parte di mondo.

Un esempio che deve essere difeso ad ogni costo in Europa. Le parole d’ordine “invasione e espulsione” sono tipiche del populismo per ammorbare il piccolo bianco declassato contro il sistema.

L’establishment viene additato come il nemico pubblico numero uno quando il piccolo bianco declassato non riesce a vedere oltre il proprio naso e ormai s’indigna per il politico che non si riduce lo stipendio e non per tutto quello in cui non agisce o che magari legifera sbagliando.

Temi forti come l’evasione fiscale; un sistema bloccato da ordini professionali incancreniti negli ingranaggi; una burocrazia alimentata da 500 mila cariche elettive; una giustizia che vede nella sola Roma la stessa cifra di avvocati dell’intera Francia; un mercato del lavoro deregolamentato senza la cultura del lavoro dove il padrone è sempre più padrone e il lavoratore sempre meno lavoratore, non trovano spazio nella discussione politica.

I mezzi d’informazione fanno ormai i cani da guardia della situazione agendo sul populismo. Fanno vedere il povero, l’immigrato e il politico corrotto senza entrare nei vari meriti della questione. L’Italia del post-berlusconismo trova ampio eco nel Trumpismo.

Il pensiero politico contemporaneo cercava dei nemici perfettamente identificabili. Il nazismo aveva individuato negli ebrei e nei comunisti il nemico. I comunisti avevano la borghesia. I capitalisti puntavano il dito sui comunisti. Gli hobbesiani contro i liberali e via dicendo.

Nel pensiero politico ormai “post contemporaneo”, l’impossibilità di catturare un nemico definito ha creato i nuovi mostri. Bestie non identificate che si nutrono di bufale intentate ad arte per catturare più utenti e più click.

I sondaggi online spacciati per democrazia diretta, per esempio, hanno eroso la capacità critica e la percezione dei veri nemici e dei veri temi da affrontare così il nemico diventa giornaliero e succede che prima gli indagati erano colpevoli a prescindere e un vero e proprio cancro della politica mentre il giorno dopo non lo sono più perchè il sondaggio ha detto che non lo sono più.

Durante la Guerra Fredda, uno storico, di cui non ricordo il nome, diceva che quando all’Unione Sovietica veniva il raffreddore alla Bulgaria veniva la febbre.

Questo genere di diagnosi può essere fatta, senza nessuna blasfemia storica, anche per gli Stati Uniti e l’Italia. La febbre da Trumpismo ha già prodotto i suoi primi effetti nella penisola, ma potrebbe creare nuovi mostri dalle intenzioni non ancora ben delimitate, ma con una buona attitudine al ballo…il Ballo degli Asini!

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox