La Non Intelligence del Belgio e la Mancanza di Volontà Politica dell’Europa

Gli attentati del 22 marzo scorso operati dai terroristi del sedicente Stato Islamico a Bruxelles capitale del Belgio, hanno ancora una volta sfidato il Vecchio Continente europeo sul tema degli organi di sicurezza soprattutto riguardo alla cosiddetta intelligence. Una parola che a me non piace particolarmente perchè avalla in qualche modo le barzellette sui carabinieri e sul ruolo delle forze del disordine visto che anche loro pur essendo organi di sicurezza non tutti compresi l’intelligence.

Battute a parte, il terrorismo islamico internazionale, oltre a ridisegnare le alleanze geopolitiche del Pianeta, in qualche modo riesce a imputridire, soverchiare e irridere una parte della classe politica e degli organi di sicurezza nazionale degli Stati europei.

Dopo gli attentati di Parigi del novembre scorso, il presidente francese ha chiaramente detto “Siamo in guerra”. Penombre oscure aleggiavano sopra l’Eliseo mentre i caccia francesi partivano per bombardare lo Stato Islamico in quella terra di nessuno che è la Siria e i terroristi fuggivano verso il cuore dell’Europa.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 George W. Bush ha impiegato circa un mese per identificare gli autori dell’efferate gesta dopodichè in nome della legittima difesa preventiva ha invaso l’Afghanistan dei Talebani colpevoli di nascondere lo sceicco Osama Bin Laden, mente e “tasca” degli attentatori. I servizi segreti avevano sentenziato e indotto l’amministrazione politica a reagire.

L’attacco alla capitale politica dell’Europa ha largamente incolpato dell’accaduto la cattiva intelligence del continente. Un’intelligence però, priva della legittimazione politica. I servizi segreti sono a salvaguardia dell’ordinamento politico e spesso, nei regimi autoritari, della classe politica stessa. Un connubio questo che ha scandito la storia dell’Europa comunista come la storia della Francia dall’Affaire Dreyfus (1898) in poi. L’esperienza dei Five Eyes, la condivisione delle  informazioni dei paesi anglofoni di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda e Australia ha rafforzato il ruolo della salvaguardia democratica e della via di sviluppo capitalista nel secondo dopoguerra.

La Francia per bocca dell’espressione politica più alta è in guerra, ma insieme a chi? Quale esperienza politica deve essere difesa? L’Unione Europea? La libertà di movimento?

Il Belgio ha assoggettato i suoi servizi segreti al potere politico nazionale solo nel 1991. Un’opera completata nel 2006 quando i fiamminghi e i valloni hanno deciso finalmente di unire le forze e lasciare al Parlamento nazionale la gestione dell’intelligence. Un paese pertanto neofita nel pianeta delle spie che sembra non essere supportato nell’addestramento dai  28 paesi europei con cui divide la libera circolazione delle persone.

Oltre la non intelligence del Belgio è mancata la volontà politica continentale che supporta un’identità europea, un’idea a cui aggrapparsi e per cui lottare. La fragilità delle istituzioni ha agito da collante all’inerzia della passività di fronte ad un nemico che viene foraggiato dalla criminalità comune, dall’emarginazione e dalla povertà. Il terrorismo internazionale che diventa interno per la mancanza sia di un’identità che di un credo su cui riversare le proprie energie e speranze.

Un’Europa povera di sogni è destinata a rimanere ai margini della geopolitica planetaria e vedere i propri cittadini sempre più spaesati senza risposte dalla propria classe politica. Per battere il terrorismo serve un’idea di futuro ancorata alla condivisione delle informazioni.

(Visited 44 times, 1 visits today)

Autore dell'articolo: Gianlu Pox