La lunga Odissea

Il secondo turno delle elezioni locali, ha segnato il più alto tasso di astensionismo mai registrato prima nella storia, naturalmente contemporanea, della democrazia greca.

Più della metà degli aventi diritto si sono astenuti dal votare, segno questo di un allontanamento dalla vita politica dovuto, senza dubbio dalla situazione difficile in cui versa lo stato greco, ma anche da una sfiducia crescente verso la classe dirigente che finora ha deciso le sorti della penisola.

La voglia di rinnovamento e di voltare pagina viene anche dalle cifre dei sindaci eletti. Il 30% degli eletti vengono da liste indipendenti, ovvero legati a liste non collegate ai classici partiti. Sintomatica è la vittoria a Patras.

Da sempre tenuti in mano dal Pasok, Pan – Hellenic Socialist Movement., Patras e il suo importante porto, sono ora guidati da un ingegnere civile di nome Yiannis Dimaras.

Due progressisti, entrambi nuovi alla politica, hanno vinto ad Atene e a Salonicco scansando,dopo un quarto di secolo, il dominio della destra dalla Capitale e dalla seconda città greca.

Ad Atene è stato eletto, George Kaminis, un esperto di diritto costituzionale che ha lasciato il suo tranquillo lavoro di avvocato d’ufficio per immergersi in una pentola a pressione quale è ora la capitale greca mentre a Salonicco a sorpresa vince l’outsider, produttore di vino ed ecologista, Yiannis Boutaris.

Kaminis dovrà fronteggiare, tra tutti i malcontenti, anche quelli derivanti dall’emergere di una tensione tra l’alto numero di immigrati, che sono in maggioranza afgani e africani, e i giovani dell’ultradestra greca, legati a gruppi anti – islamici.  Tali gruppi hanno anche eletto, Chrissy Avghi, come loro membro al Consiglio comunale  di Atene.

La polizia, in alcuni quartieri favorisce pienamente questo tipo di clima.  Attimi di tensione ci sono stati il 16 novembre, quando gli immigrati radunati per Eid ul – fitr Festival ovvero un incontro di preghiera all’aperto (nessuna moschea ufficiale è presente ad Atene) sono stati oggetti di lanci di uova.

Altro aspetto è la conosciuta odissea economica. Papandreu dovrà continuare con il piano d’austerity, carico di tensione sociale, per restare nelle condizioni del fondo monetario internazionale che ha concesso, a maggio, il prestito di salvataggio di 110 miliardi di euro.

Il fardello del deficit di bilancio, l’ultima stima lo dava in rialzo dai 13,6% ai 15,9% del PIL nel 2009 e non i linea con il 7,8% del PIL previsto per il 2010, intima l’aut – aut ai politici greci e allarma la “troika” – Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale –

La parola d’ordine sarà quindi ancora tagli. Le pensioni e gli stipendi degli impiegati statali sono stati già ridotti del 20 %. L’anno prossimo si prevede che anche altri corpi del grande apparato greco saranno soggetti a tagli e blocchi delle assunzioni e dei contratti.

I politici greci sono riluttanti. Anche se favorito dall’altissimo astensionismo e seppur ridimensionato, c’è consenso attorno al governo. Continuare su questa linea potrebbe aumentare le già evidenti tensioni sociali e far perdere gli ultimi sostenitori rimasti. Difficile conciliare le due cose: un budget ridotto all’osso e una nazione affamata. L’Odissea si prefigge lunga.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox