La lunga Odissea greca continua

Dopo più di anno dal primo diktat della Trojka – Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca centrale Europea – per la concessione del prestito di salvataggio dalla bancarotta di 110 milioni di euro, le strade di Atene mostrano ancora i segni del dissesto economico del Paese.

Negozi chiusi, perfino i ristoranti più economici mezzi vuoti, solo la piazza di Syntagma – il punto nevralgico della vita notturna e delle rivolte ateniesi – è sempre piena. Purtroppo gli occupanti non sono più “”gozzovigliatori” dell’ultima ora, ma manifestanti, per non dire rivoltosi, che protestano ad oltranza per gli effetti dell’applicazione sfrenata del capitalismo e per le misure di austerità del governo.

In questi giorni è facile vedere anche i portieri dei più lussuosi alberghi che staccano dal lavoro, si alzano le maniche, sbattono sui tamburi e intonano slogan per poi addormentarsi in tende da campo come los indignados spagnoli.

I giovani greci parlano di cacciare i kleftes (ladri) seduti in parlamento e come avvertimento gliel’hanno scritto con un laser sul muro del palazzo sede dell’istituzione. La rabbia è rivolta a tutti, anche contro l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale.

La rabbia, appunto, che nell’elezioni locali del novembre scorso aveva portato alla vittoria persone totalmente estranee alla politica come espressione di un rigurgito contro la classe dirigente. Due progressisti, entrambi nuovi alla politica, hanno vinto ad Atene e a Salonicco scansando,dopo un quarto di secolo, il dominio della destra dalla Capitale e dalla seconda città greca.

Ad Atene è stato eletto, George Kaminis, un esperto di diritto costituzionale che ha lasciato il suo tranquillo lavoro di avvocato d’ufficio per immergersi in una pentola a pressione quale è ora la capitale greca, mentre a Salonicco a sorpresa vinse l’outsider, produttore di vino ed ecologista, Yiannis Boutaris.

Così, dopo il terzo sciopero generale dove il grido più ricorrente era “George go home” (in riferimento alla sua patria natia ovvero gli USA), George Papandreou ha deciso che doveva cambiare squadra. Martedì scorso ha presentato il nuovo governo ottenendo la fiducia del parlamento con 155 voti a favore, 142 contro e 3 astensioni. Le misure di austerità finora effettuate, seppur percepite in maniera considerevolmente preoccupante dalla popolazione, non hanno ottenuto, agli occhi dei finanziatori (BCE, Commissione Europea e FMI), nessun risultato visibile. I margini di manovra rimangono molto stretti.

Tuttora l’unica via percorribile per il nuovo esecutivo rimane quella promossa dalla summenzionata Trojka, vale a dire tagli alla spesa pubblica, rigore fiscale, riforme strutturali e veloci privatizzazioni delle aziende statali.

Tutte azioni già preannunciate dall’esecutivo greco ma che però prendono avvio lentamente. Così George Papandreu, ancora una volta, ha promesso di agire responsabilmente e velocemente di concerto con il nuovo ministro delle finanze Evangelos Venizelos, non prima di aver proferito l’ultima preghiera ai leader europei per ottenere un ulteriore prestito.

Il 20 giugno però, per 7 ore i ministri delle finanze dei 17 Paesi dell’eurozona ,in video conferenza con i colleghi del G7, si sono riuniti per cercare un accordo su di un nuovo piano di salvataggio per l’economia greca.

Nessun accordo è stato raggiunto rispetto alla concessione del prestito di 17 miliardi chiesto a gran voce da Atene. Tutto è rimandato a luglio. La Trojka, prima di concedere fiducia all’economia greca vuole conoscere quanto le banche nazionali siano disposte “volontariamente” a coprire il debito greco nel momento in cui i titoli di debito arriveranno a maturazione.

Sondare questo aspetto è essenziale soprattutto per l’opinione pubblica tedesca, considerando che la maggior parte dei bond greci sono di investitori teutonici e che il maggiore esborso del precedente prestito è arrivato proprio da Berlino.

Inoltre, monitorare la prospettiva che anche le banche private, in quanto complici, siano pronte e predisposte ad accollarsi questo fardello del debito sovrano è, in chiave futura, un segnale forte che deve essere percepito da tutti. Altro aspetto fondamentale da conoscere per l’Unione Europea e per il Fondo Monetario Internazionale è il secondo round del piano di austerity del nuovo esecutivo e quanto il nuovo ministro delle finanze greco sappia passare dalle parole ai fatti.

Seppur in una cornice di fiducia, il governo greco è a sovranità limitata. Oli Rehn, commissario per gli affari finanziari dell’Unione Europea, prevede che il sostegno alla Grecia dovrebbe continuare almeno fino a settembre, ma sono necessarie forti garanzie sulla linea di rigore anche per il prossimo anno.

Consapevoli dell’aiuto degli Dei dell’Olimpo e del Presidente Obama, che ha bollato una eventuale bancarotta della Grecia come un disastro per l’Occidente, come una nuova Lehman Brothers, promettendo un impegno affinché ciò non avvenga, i greci come il loro antesignano Ulisse, attendono la fine di questa lunga Odissea.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox