La Grecia e la Miserabile Banalità del Quesito del Referendum

IL QUESITO DEL REFERENDUM DEL 5 LUGLIO IN GRECIA.
Dev’essere accettato il piano di accordo presentato da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale nell’eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato “Riforme per il completamento dell’attuale programma e oltre” e il secondo “Analisi preliminare per la sostenibilità del debito”. NO (non accettato) SI (accettato)”.

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Non si fa nessuna menzione all’Euro e alla possibilità di uscita dalla moneta comune. Un testo abilmente non chiaro e intenzionalmente evasivo, tale da non compromettere l’opinione dell’elettorato pro Euro che alla vigilia di questo importante momento storico era ancora prevalentemente a favore. Infatti, Tsipras ammette che votare NO non significa uscire dall’Euro.

La debolezza della democrazia è evidente. Un partito e un presidente vengono votati sulla base di un programma che per l’80% dei punti tratta di politiche economiche da intraprendere.A cosa serve pertanto questo referendum?

In Grecia, le questioni di finanza pubblica sono ormai prese a Bruxelles piuttosto che ad Atene. Il quesito è stato posto in questa maniera per dare un vago segnale. “Noi vogliamo l’Euro, ma non alle vostre condizioni”. 

Il referendum appare come  una sorta di grido alla riappropriazione della sovranità monetaria avallando la richiesta di posticipo delle scadenze di due anni e la riduzione del 30% del debito chiesta da Tsipras che non potrà mai avvenire se non cambiando la moneta.

Il futuro è assolutamente incerto sia con il SI che con il NO.  Il 30 giugno la Grecia ha fallito di rimborsare il prestito di 1,55 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questa prova di forza non ha avuto nessuna conseguenza a livello politico europeo essendo l’FMI una istituzione al di fuori dell’UE.

All’indomani del voto e nella più remota delle ipotesi che Tsipras e i suoi riescano a trovare i soldi per andare avanti senza dichiarare la bancarotta, il governo greco dovrà comunque pagare 3,5 miliardi di euro alla BCE entro il 20 di luglio per rimanere nella moneta unica. L’Euro, essendo una moneta comune ha anche una banca centrale comune che funge da sicario delle istituzioni comunitarie.

Se vincesse il NO, l’altra battaglia comincerebbe verso la BCE e verso il flusso di soldi che da essa va verso le banche greche. L’annuncio del referendum del 26 giugno aveva bloccato tale flusso costringendo le banche al contingentamento della liquidità che probabilmente non sarà ripristinato dopo il voto.

Se vincesse il SI probabilmente il governo Tsipras si dimetterà e un esecutivo di transizione o di unità nazionale firmerà gli accordi. Se saranno indette nuove elezioni e queste le vincesse Syriza dovrà lo stesso Tsipras attuare il tanto odiato accordo perchè le cartucce di rateizzazione saranno finite.

La guerra per il credito alle banche. Il quesito del referendum appare pertanto una miserabile banalità composta da 72 parole perchè si pone come una piccola  battaglia all’interno di una guerra per il credito alle banche.

A breve le banche greche avranno bisogno di liquidità e diventerà fondamentale accedere al programma Emergency Liquidity Assistance (ELA). Questa forma di assistenza agli istituti finanziari nazionali viene concessa dalla BCE sulla base della richiesta inoltrata dalle banche centrali di ogni singolo paese.

La possibilità data alle banche greche di tenere in vita lo Stato nazionale fino ad oggi, nonostante i titoli greci fossero considerati “spazzatura”, è stata concessa dalla BCE come una sorta di complicità con l’addomesticato governo greco di Papandreu prima e di Samaras poi.

Il governo Syriza è antipatico, ostico e poco incline ai compromessi. Deve essere abbattuto oppure ricattato anche al costo di trascinare con se tutti gli Dei dell’Olimpo.

La Grecia deve trovare i soldi, non importa chi ci sia al governo, perchè probabilmente non ci saranno concessioni di nessun tipo, se non quella di lasciare l’Euro….ammesso che sia concesso.

Il britannico Willam Hague, leader dei Tories al tempo del lancio della moneta unica apostrofava così l’Euro:

“A burning building with non exits”

Frase davvero illuminante…

Foto – Credit by www.polisblog.it

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox