La Furia di Brexit sulla Premier League.

La Premier League, il campionato inglese, è per il calcio la più importante competizione del Pianeta. Oltre alla caratura dei giocatori che prendono parte alla contesa, vi sono numerosi investitori esteri con cui il Regno Unito instaura affari e promuove il Made in UK intorno al globo. Sceicchi arabi, magnati russi e businessman indiani e cinesi operano nel calcio inglese. Il 60% dei club d’oltremanica è in mano a soggetti economici esteri.

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La futura uscita dell’Inghilterra, nazione parte del Regno Unito, dall’Unione Europea, potrebbe colpire in maniera pesante questo campionato. La causa è tutta racchiusa nella virtù “unionista” europea della libera circolazione delle persone a cui Londra dovrà presumibilmente rinunciare.

Nel 1995, con la sentenza Bosman la corte di Giustizia europea  ha proibito alle leghe calcistiche nazionali degli stati UE, e anche all’UEFA, di porre un tetto al numero di calciatori stranieri qualora ciò discriminasse cittadini dell’Unione Europea. In poche parole, la Fifa appoggiando la decisione ha dovuto considerare tutti i giocatori facenti parte dello spazio economico europeo appartenenti alla stessa nazione.

La facilità di muovere un operaio italiano in Gran Bretagna doveva essere quindi equiparata anche ad un calciatore professionista. La perdita dello status di paese membro dell’ UE potrebbe permettere una fuga di talenti senza precedenti dal campionato più ricco e famoso del mondo.

Con un minor numero di campioni la Premier League perderebbe valore economico. Con il conseguente deprezzamento dei diritti d’immagine.

La furia di Brexit potrebbe, entro i prossimi due anni, cancellare le conquiste secolari della Premier League con la conseguenza di alimentare il risentimento verso questa “scellerata” decisione.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox