La Bosnia, l’UE e l’Ostacolo della Maggioranza Musulmana

La Bosnia-Erzegovina ha perso quasi un quinto della sua popolazione pre-guerra, secondo i risultati pubblicati giovedì dal primo censimento nazionale del paese effettuato nel mese di ottobre 2013.

L’ex repubblica iugoslava aveva quasi 4,4 milioni di abitanti prima dello scoppio del conflitto che ha coinvolto le sue componenti etniche. La guerra di Bosnia (1992 – 1995) tra bosniaci musulmani, serbo bosniaci e bosniaci croati ha mietuto circa 100.000 vite e ha costretto più di due milioni di persone ad abbandonare le proprie case.

Gli accordi di Dayton del novembre 1995 hanno diviso il paese su basi etniche in due entità semi-indipendenti, la Republika Srpska e la Federazione della Bosnia-Erzegovina. Ognuna di queste ha un proprio parlamento e sono collegate da debolissime istituzioni centrali. Questo censimento, effettuato in entrambe le entità statali, ha confermato l’impatto della pulizia etnica, la migrazione durante la guerra e ha certificato un dato molto importante.

Il nuovo censimento conta 824.000 abitanti in meno rispetto al 1991, un calo del 19%. Inoltre, più dell’ 81% degli abitanti della Republika Srpska sono di etnia serba, mentre oltre il 70% delle persone nella Federazione della Bosnia-Erzegovina sono musulmani. 

mappa della bosnia geopolitiqui

I bosniaci di etnia serba rifiutano di riconoscere i risultati del censimento (il primo del suo genere dal 1991), che dimostra che poco più della metà del paese, 3.5 milioni di persone, è di fede islamica. Infatti, secondo i cittadini di religione ortodossa, circa 200 mila musulmani inclusi nel censimento vivrebbero stabilmente all’estero e non dovrebbero essere inclusi nel censimento. In tal caso, gli islamici non rappresenterebbero più la maggioranza assoluta dei cittadini della Bosnia.

Nonostante l’ufficio statistiche dell’Unione Europea Eurostat abbia dichiarato a maggio che la metodologia utilizzata dalle loro controparti bosniache fosse in linea con le raccomandazioni internazionali, i legislatori serbi della Bosnia hanno deciso, a giugno, di respingere i risultati del censimento. Il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, ha anche minacciato di ritirare i rappresentanti serbi dalle istituzioni centrali della Bosnia, il ché potrebbe innescare una grave crisi politica.

Nonostante l’opposizione serba, resta il dato certificato che conferma la Bosnia come un paese a maggioranza musulmana. Con lo sblocco dell’Accordo di associazione e stabilizzazione con l’Unione Europea  avvenuto il 15 febbraio scorso, il paese balcanico, potrebbe diventare il primo paese europeo con la più grande comunità islamica in rapporto alla popolazione. “L’intolleranza avanza” nell’Unione Europea e la questione confessionale potrebbe essere un ostacolo, una scusa plausibile o, nel migliore dei casi, un ritardo al pieno ingresso della Bosnia – Erzegovina nell’istituzione continentale. Buona fortuna!

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Autore dell'articolo: Andrea Gozzi

  • Lorenzo Tommasi

    Buondì, vorrei fare una provocazione. Ma esiste veramente la Bosnia?
    Vero che la Bosnia avrebbe tutti gli interessi a entrate in Europa, ma i bosniaci ne hanno interesse? Ad oggi la Bosnia è un non stato con una turnazione a tre presidenti, federazione di 2+1 entità separate aventi un proprio sistema politico, una propria politica interna e una propria sfera di influenza socio-economica. Le divisioni sociali, mai sopite dal tempo della guerra (due alfabeti, due sistemi sanitari, tre sistemi scolastici, due entità burocraticamente separate – anche la posta e la stampa di cartamoneta!) non permettono di avere una unità che è alla base dell’entrate in una condivisione economica, ma anche sociale che è l’Europa. Tralascio gli aspetti religiosi che sono stati parte della guerra ma non sola concausa (ben descritta in “maschere per un massacro” di Rumiz), e alla domanda fattami in privato da Andrea, rispondo che questo censimento ha un valore più politico e sociale che statistico, visto che è stato utilizzato da entrambe sia dai bosgnacchi che dai serbi per fini meramente politici per provare, fra l’altro, la % di caduti in guerra. Aggiungo che, peraltro, nel censimento il dato riguardante la religione non era a compilazione obbligatoria, portando al fatto che, nelle aree di minoranza religiosa, molti hanno scelto di non rispondere.
    La “guerra” è gran lunga dal finire,.,,

    Ps. un abbraccio a Andrea, continua così