Un moderno Karl Marx per il Pianeta Terra

Quando il primo volume del “Das Kapital” di Karl Marx fu pubblicato nel 1867, ci vollero 5 anni per vendere 1.000 copie nella sua lingua originale, il tedesco.

Il testo fu tradotto in inglese dopo due decenni e la prima menzione sul settimanale britannico The Economist è del 1907.

Questo preambolo per fare una piccola comparazione con il libro di Thomas Pickett, professore alla Paris school of Economics, Le Capital au XXI siecle.

Originariamente in lingua francese, il vasto tomo di questo economista francese argomenta di reddito e di distribuzione della ricchezza del mondo. Nei primi giorni di marzo è uscito anche in versione inglese ed è diventato un bestseller nonché uno dei  libri più venduti su amazon.com.

Il saggio di Pickett  è quello che si potrebbe dire il soggetto giusto al momento giusto. L’ineguaglianza è improvvisamente diventata un febbrile argomento, specialmente in America.

Per anni l’ossessione di chi aveva e chi non aveva era lasciata ai soli europei. Negli ultimi anni, stanchi degli eccessi di Wall Street, anche gli statunitensi  hanno abbracciato il tema dei ricchi e della redistribuzione.

Lontani sono i tempi di Alexis de – Toqueville e della sua Democrazia in America, un saggio del pensiero politico contemporaneo che rendeva onore all’eguaglianza spontanea degli Stati Uniti dei primi dell’Ottocento, in virtù dell’assenza dell’aristocrazia, germe infettante del Vecchio Continente.

Le Capital di Thomas Pickett è una moderna visione che concede tre grandi contributi nelle sue 577 pagine.

Il primo, pioneristico, è l’uso della statistica per misurare l’ineguaglianza . L’autore meticolosamente documenta l’evoluzione,  particolarmente in Europa e in America, del reddito e della ricchezza negli ultimi 300 anni.

Nel farlo, mostra come il periodo tra il 1914 e il 1970 è stata una storica deviazione in cui l’ineguaglianza fra i redditi è scesa drasticamente.

Dal 1970 in poi il divario tra benessere e reddito ha iniziato la marcia indietro verso le medie del 19esimo secolo e la ricchezza ha iniziato ad essere nuovamente accumulata nelle mani di pochi.

Le statistiche, anche se un po’ caotiche, spesso concedono degli aneddoti interessanti, come il valore annuale del patrimonio che in Francia è triplicato, passando da meno del 5% del 1950 al 15% di oggi, pronto a raggiungere il picco del 25% del 19esimo secolo.

Il secondo contributo, evidenzia la spiegazione dell’ineguaglianza tramite una particolare teoria del capitalismo che offre una predizione per il futuro.

Il fulcro centrale del pensiero è racchiuso nell’ assioma che il libero mercato ha una naturale tendenza verso l’aumento della concentrazione della ricchezza. La motivazione è da ricercare nel tasso di ritorno del capitale (“r”) che appare consistentemente più alto del tasso di crescita economica (“g”).

 

r > g

 

In parole povere, chi possiede una proprietà accumulerà più ricchezza rispetto a chi deve campare sulla sola crescita economica che produce più posti di lavoro e più reddito.

Le due guerre mondiali, la grande Depressione e le alte tasse, hanno spinto in basso la ricchezza mentre l’aumento rapido della produttività e della popolazione spingevano in alto la crescita economica.

Senza questi fattori a controbilanciare il normale decorso economico, argomenta Pickett, le più alte rendite concentreranno sempre di più la ricchezza, in particolare in questo momento storico dove l’invecchiamento della popolazione funge da rallentatore della crescita economica.

La sezione finale del libro concede il terzo contributo: la risposta all’ineguaglianza. Monsieur Pickett propone un’imposta progressiva sulla ricchezza globale (un annuale prelievo che potrebbe partire dallo 0,1% fino a un massimo (forse) del 10% per le più grandi fortune). Inoltre suggerisce una tassa “punitiva” dell’80% per i redditi maggiori o uguali a 500 mila euro.

Il bestseller e Pickett stesso sono stati oggetti di numerose critiche. Daniel Schuman, un manager di fondi di investimento, dalle colonne del Wall Street Journal parla di “ostilità medievale verso il capitale”.

Altri criticano il parallelismo tra le fortune di due secoli fa che arrivavano grazie all’eredità familiari, al contrario di quelle del XX secolo prodotte da un aumento considerevole del reddito da lavoro.

Greg Mankiw dell’Harvard University, argomenta che le raccomandazioni di Pickett sono motivate da una base ideologica piuttosto che basate su vere teorie economiche.

Il successo del libro è sicuramente dovuto al soggetto dell’ineguaglianza, ma anche dall’immagine sempre più evocativa dello stereotipo del ricco sculacciato dall’ideologia socialista per le sue colpe e i suoi mali.

L’ultima previsione dell’autore riguarda il futuro. L’aumento della disparità reddituale coincide con l’accrescere del malcontento popolare.

Per evitare le conseguenze nefaste dell’ineguaglianza, l’atteggiamento punitivo verso coloro che si “appropriano” (verbo usato dall’autore) della ricchezza è la principale strada da percorrere per riequilibrare l’asse del benessere.

Teorie moderne, forse troppo utopiche prive di spirito rivoluzionario che rischiano di essere soffocate dallo stesso successo impregnato di capitalismo.

Non resta aspettare la versione italiana per trarre le dovute conclusioni. To be continued …

Foto credit by commons.wikimedia.org

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox