Gli Shabab lasciano Mogadiscio. Ritratto somalo tra dittatori, signori della guerra e milizie islamiche

La Somalia nasce come stato indipendente nel  1960 dall’Unione della Somalia Italiana e quella Britannica mentre la Somalia francese formerà nel 1977 la Repubblica di Gibuti. Da quell’epoca la Somalia non ha più conosciuto la pace.

Gli anni successivi all’indipendenza furono segnati dalla guerra con l’Etiopia del 1964 e del 1977 per questioni di confine e dalla dittatura di Siad Barre (1969 – 1991) contrastata dai cosiddetti “Signori della Guerra” che, con la sua fuga verso la Nigeria avvenuta nel 1991, presero Mogadiscio .

Sotto il nome di truppe del Somali National Movement (SNM) guidate dal Generale Aimeed, ottennero in quell’anno il controllo della Somalia. Gli unici territori a sfuggire al loro dominio furono la parte a Nord, la regione del Somaliland e quella al confine con l’Etiopia, il Puntland, che si dichiararono unilateralmente indipendenti, ma nessuno Stato le riconobbe.

Caos e violenza si impadronirono della Somalia e tutte le rappresentanze diplomatiche lasciarono Mogadiscio e nessun governo legittimo fu instaurato e riconosciuto fino al 2009.

La Comunità internazionale, per ordine dell’ONU, nel 1992 spedì  nell’anarchia di Mogadiscio la missione dei caschi blu UNISOM e l’operazione connessa alla sua opera fu chiamata Restore Hope.  La guerra tra il warlord Aimeed e le truppe dell’ONU e statunitensi  perdurò finché l’ultimo contingente lasciò la Somalia nel 1995. Nessuna speranza fu ristabilita e migliaia di somali persero la vita.

La Lega Araba, l’Unione africana e l’ONU con la supervisione degli Stati Uniti  riprovarono nel 2000 con la Conferenza di Gibuti e la Conferenza di pace di Mbagathi, a ristabilire il controllo e la sicurezza sull’intera regione, invitando 27 signori della Guerra a presenziare. Elessero tra loro il più potente e formarono un governo di transizione – Transitional National Government (TNG), non riconosciuto però dalla Comunità internazionale. Intanto, milioni di profughi e rifugiati somali dal 1991 si riversavano in ogni dove pur di scappare alla violenza di questi “Signori”.

Un altro tentativo lo farà il Kenia. Nel 2004 i kenioti supportati dagli Stati Uniti, vista l’emergenza profughi alle loro frontiere, cercarono di creare un Parlamento ma abbandonarono i loro propositi quando capirono che  il TNG aveva il controllo solo di un terzo di Mogadiscio e di un terzo del paese.

Nel giugno e luglio del 2006 presero il controllo di Mogadiscio e del sud della Somalia, le milizie musulmane denominate le Corti Islamiche. L’Amministrazione Bush collegava ad Al Qaeda e ai gruppi del terrorismo islamico internazionale tali milizie. Nel 2007, servendosi dell’aiuto dell’esercito etiope, gli Stati Uniti decisero di intervenire a supporto del governo transitorio. L’escalation di violenza, tra Corti Islamiche, esercito “regolare” ed esercito etiope produsse un cocktail esplosivo tanto da rinunciare all’impresa.

Dopo due anni, l’Amministrazione Obama cambiava idea e le Corti Islamiche e il suo capo Sheik Sharif Ahmed diventavano  possibili interlocutori o almeno l’unici in grado di assicurare un certo controllo di una parte del territorio somalo. Caduto il vincolo del gruppo terrorista, Hillary Clinton nell’agosto del 2009 incontrava a Nairobi  Sheik Sharif Ahmed, leader delle Corti Islamiche  e lo incoronava come il rappresentante legittimo del governo della Somalia.

Dopo 18 anni la Somalia tornava ad avere un governo legittimo e riconosciuto dalle altre nazioni. A supporto di tale istituzione e per combattere il vero nemico della Somalia vale a dire le milizie Shabab (giovani)  apertamente legate alla Jihad terroristica internazionale e sostenute dall’Eritrea,  l’Unione Africana inviava circa 12.000 caschi verdi provenienti da Burundi e Uganda (missione AMISOM).

In questi giorni di agosto del 2011 le milizie Shabab hanno lasciato Mogadiscio. Un’inattesa vittoria per le truppe dell’Unione Africana e per il non eletto ,ma internazionalmente riconosciuto governo di transizione. Nel centro di Mogadiscio, i Bakara Market sono liberi dai militanti Jihadisti e i commercianti possono respirare più facilmente,  annuncia il The Economist. Una nuova era, conferma il governo di transizione.

Il fallimento degli Shabab, di lanciare la grande offensiva su Mogadiscio negli ultimi giorni del Ramadan, sembra essere un segno della difficoltà di questo gruppo islamico che rimane comunque l’occupante e l’effettivo controllore delle regioni del sud della Somalia. La grande carestia che ormai imperversa da mesi sull’ex colonia italiana e britannica ha prodotto secondo le Nazioni Unite la morte di circa 24.000 bambini (dati The Economist).

Gli Shabab non lasciano entrare gli aiuti umanitari perché negano l’emergenza, così la liberazione di Mogadiscio diventa di estrema importanza e un eventuale riconquista del Sud potrebbe assomigliare ad un intervento umanitario, piuttosto che un ristabilimento della legittimità governativa. Pertanto, il Generale ugandese Fred Migisha,  considerando l’importanza del momento, annuncia che le truppe dell’AMISOM diventeranno 20.000 nel mese di settembre per mettere in sicurezza i territori acquisiti (The Economist).

Altra questione è la pirateria che ha fatto della Somalia il suo porto franco. La Comunità internazionale non sta vedendo che flebili segnali di lotta a questo fenomeno da Ahmed e dal suo Primo Ministro Abdiweli Mohamed Ali,confermando che lo stretto di  Bab el Mandeb rimane il più pericoloso al mondo. Un’altra risposta dovrà venire anche da questo fronte.

Gli Alpha Blondy gruppo reggae della Costa d’Avorio degli anni 80 tutt’ora in attività, nel loro brano Les imbèciles (1984) cantavano les algériens égorgent les algériens, les somaliens fusillent les somaliens, les rwandais génocident rwandais, les burundais découpent les burundais, les congolais massacrent les congolais, les angolais brûlent l’angola. Speriamo che il futuro continui a smentirli.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox