Strage ISIS in Bangladesh? No, è Terrorismo Interno

Per capire meglio l’azione terroristica di Dacca dobbiamo partire dalla realtà bengalese dove i partiti dichiaratamente islamici o alleati ad essi sono molto forti e possono muoversi con estrema facilità per non dire impunità. Urlare “strage dell’ISIS” sembra internazionalizzare un massacro che ha motivazioni e attori puramente domestici.

Geopolitiqui.org si è gia occupato del terrorismo in questo paese asiatico non più di due settimane fa. Il Bangladesh e gli Arresti in Massa di Terroristi Islamici di cui possiamo leggere un estratto:

In Bangladesh negli ultimi tre anni sono state uccise, in prevalenza con colpi di macete, 40 persone colpevoli di essere gay, non musulmani oppure critici verso i partiti islamici.

Fino alla metà di giugno di questo anno, il governo ha fatto molto poco per evitare i massacri perpetrati da questi terroristi islamici.

Recentemente l’assassinio di una moglie di un poliziotto freddata di fronte al figlio di sei anni ha acceso la spia dell’indignazione e il primo ministro Sheikh Hasina ha promesso di prendere tutti i colpevoli.

bangladesh Geopolitiqui

La stretta è caduta sui membri del Partito nazionale del Bangladesh e sul partito alleato Jaamat-e-Islami sospettati di aver orchestrato l’omicidio.

Circa 10.000 persone sono state tratte in arresto. Il pensiero dei maggiori media internazionale è incentrato sulla teoria che Sheikh Hasina abbia ordinato gli arresti per mostrare ai governi stranieri la volontà del suo paese di debellare questa piaga.

I più maligni sogghignano, considerando la forte corruzione, che gli arresti di massa sono una lucrativa opportunità: la mazzetta media per liberare qualcuno dopo un arresto si aggira intorno agli 8 mila e 20 mila taka (€ 90 – 230) mentre più di 100 mila possono essere spillate ad un’attivista di Jaamat-e-Islam. In un paese dove un poliziotto prende circa € 230 al mese, l’operazione potrebbe davvero sembrare un’operazione di parata.”

Il massacro di Dacca, rivendicato dall’ISIS, potrebbe essere un atto terroristico interno, portato avanti da frange estreme dei movimenti islamici, colpiti dagli arresti in massa combinati nelle ultime settimane.

La spettacolarità, le vittime straniere e l’associazione con il terrorismo internazionale potrebbero essere l’effetto di un “cambio di pelle” avvenuto conseguentemente alla stretta governativa.

Lo Stato si mostra forte e coeso nella lotta al terrorismo islamico per mostrare i progressi ai partner internazionali e in tutta risposta le azioni terroristiche diventano più cruente e decise.

Associare sempre al terrorismo internazionale islamico o più precisamente alla “moda” del momento dell’ISIS, ogni qualsivoglia atto terroristico, sembra essere un mero tentativo di deresponsabilizzare i governi che lo subiscono con la volontà di diffondere paura nell’intero Pianeta.

Tutto viene ricondotto ad un disegno unico che comprende i massacri attuati in Bangladesh, in Turchia, in Francia, nel Belgio, in Egitto o in Tunisia. La longa manus di militanti dell’ISIS che vorrebbero un mondo insicuro e ostaggio del loro Terrore.

Non sembra essere sempre così e il Bangladesh è una testimonianza. Il sedicente Stato Islamico è un’incubatrice di terrore e su questo quasi tutti i media del mondo concordano. Che abbia la capacità di costruire un tetto che possa crollare sopra la testa di ogni cittadino del globo colpendo a caso, parliamone!

Le migliaia di chilometri che separano Parigi e Dacca qualcosa conteranno? Je suis Charlie possiamo scriverlo una volta, ma non ogni volta. Così come ogni contesto deve essere attualizzato e analizzato nella realtà in cui viene perpetrato altrimenti è troppo semplice.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox