Pakistan: un avanzare zoppicante con un governo traballante

“Noi non stiamo vivendo giorno per giorno ma bollettino per bollettino, di ora in ora” – affermava un Ufficiale dell’esercito pakistano sottolineando la paralisi incombente sul Governo federale pakistano. L’Amministrazione del Presidente Asif Zardari che deve affrontare alcuni dei più duri problemi di qualsiasi governo altrove, è consumato da intrighi e da incompetenza.

La situazione viene vista: dai donatori e investitori internazionali con allarme; dall’esercito pakistano con frustrazione; e dai Talebani – entrambi sia Afghani che Pakistani – senza dubbio con gioia.

Il Pakistan ha davanti due grandi immediati problemi: come ricostruire il paese dopo le alluvioni estive che hanno devastato più di 100,000 Km quadrati e interessato 20 mil. di cittadini; e come gestire la minaccia dei Taliban pakistani.

Alla luce di queste problematiche il governo necessita dell’aiuto più vasto che può ottenere invece di tessere e poi strappare rapporti con un gruppo dopo l’altro. Ma…

Le relazioni con gli Stati Uniti si stanno deteriorando dopo che il Pakistan ha chiuso il Torkham, principale passo di montagna con l’Afghanistan in risposta all’uccisione di due para – militari pakistani avvenuta per opera di elicotteri USA in missione oltre confine nonché alle conseguenti rivelazioni di Bob Woodward, nel suo recente libro, sull’operatività in suolo pakistano nelle zone tribali di confine di più di 3,000 agenti CIA. Il sospetto e il disappunto del Ministro dell’Interno è racchiuso nella sua domanda “se L’America sia ancora un alleato o un nemico”.

L’esercito pakistano fedele alleato di un tempo, è profondamente insoddisfatto delle performance governative particolarmente nei confronti delle scelte economiche.

Fonti dell’esercito confermano una lista data al Governo sugli inutili e dalle “dita veloci” Ufficiali i quali loro vorrebbero licenziare con il supporto americano.

Ma Zardari è riluttante a tale cambio di marcia. Non vuole agire e scegliere sotto costrizione. Inoltre sulla sua testa pendono battaglie legali che presto arriveranno a sentenza sulle sue presunte amnistie mascherate a carico suo e di alcuni ufficiali. Un ad – personam in salsa pakistana.

I donatori internazionali che su appello dell’ONU hanno foraggiato la ricostruzione del Pakistan con più di 1.500 milioni di dollari sono scoraggiati per incapacità del Governo di progettare un piano post – alluvione a lungo termine. L’alluvione come un’occasione di cambiamento, tuona l’opposizione con il suo leader Mushahid Hussein. Ma il vero cambiamento può avvenire solo con riforme economiche serie soprattutto nel tema della fiscalità in un paese dove l’entrate tributarie sono solo il 9% del PIL.

Solo se finisce lo scontro tra il Presidente e la magistratura e se il Pakistan’s People Party, maggiore partito di governo, capisca l’opportunità di non restare isolato tendendo le mani agli alleati.

Ma la situazione resta paradossale. In un territorio formalmente in pace, nello scorso settembre, sono stati compiuti più di 26 raid con aerei – spia Predator che hanno ucciso tra gli altri Abdul Jabbar, cittadino britannico e altri 4 cittadini tedeschi che presumibilmente erano in Pakistan per un training terroristico dichiara l’Ambasciatore Statunitense. Testimonianza questa della complessa realtà pakistana dove capire chi è il nemico è spesso impresa ardua.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox