Migranti Poeti Erranti dell’ Asia

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che nel 2013 la regione Asia – Pacifico ha ospitato una forza lavoro migrante di 25,8 milioni di unità.

Le società di Giappone, Singapore, Corea del Sud e Taiwan affette dalla sindrome giapponese, una “malattia” moderna di rapido invecchiamento della popolazione,  hanno bisogno di popolazione attiva, cioè di lavoratori.

Nazioni più giovani e più povere come il Bangladesh, la Cambogia, l’India, il Nepal e le Filippine hanno bisogno di rimesse di emigranti espatriati per motivi economici.

Il connubio è presto detto e sono così creati questi migranti erranti dell’ Asia. Così i cambogiani lavorano nelle fattorie sudcoreane, i giovani cinesi nei super store giapponesi e i muratori bengalesi nelle costruzioni singaporiane.

Proprio quest’ultimo tipo di migrante errante è diventato un autore di un libro di poesie: “Me Migrant” di Mohammed Mukul Hossine, trascritto da Cyril Wong (un poeta singaporiano).

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Non sarà un best seller anche se è stato tradotto in inglese, ma illumina sull’isolamento sociale, la mancanza di casa, della famiglia e di sua madre di questo giovane venticinquenne del Bangladesh. La sua favorita è solitudine che si conclude con la triste realtà di un “immigrato abbandonato all’infinita solitudine”.

Il libro non trasuda rabbia anche se in un verso Mohammed scrive, dopo aver composto un’arringa di disperazione. “voglio annunciare una guerra”

A Singapore, la raccolta di poesie, ha fatto scalpore soprattutto perchè i cittadini hanno realizzato che gli immigrati possono anche scrivere. Che sorpresa per questa città – Stato dove vivono circa un milione di lavoratori immigrati con contratti che possono andare al massimo non oltre i due anni.

Gli stranieri costituiscono il 38% della forza lavoro e sono praticamente senza speranza di avere un permesso stabile di lavoro e non hanno diritti sociali. Se sei una donna incinta devi essere rimpatriata e se stai oltre la scadenza dei termini vieni deportato. “Legge e ordine sono molto accurate qui” testimonia Hossine nella poesia “Cara Singapore”.

L’opera dell’autore bengalese non è l’unica nel panorama letterario della regione e nasce dai festival culturali che coinvolgono l’ Asia estremo – orientale dove lavoratori di molte nazioni si sfidano a colpi di “versi”.

Una sorta di effetto esorcizzatore della condizione di migrante errante che sfocia in bellissime espressioni come questa:

Vivere in una terra straniera
possiamo comprare tutto ciò che ha un prezzo
tranne l’amore e l’affetto.

La nostra non è una vita straniera
le nostre vite sono straniere a noi

N. Rengarajan, 29 anni, muratore indiano, emigrato a Singapore. Vincitore dell’ultimo contest poetico.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox