Cina e la Grande Muraglia Verde

La Cina è brava a costruire mura difensive. Ma il record della celeberrima Muraglia potrebbe scricchiolare. Nel 1211, anno in cui fu decisa la costruzione, le “orde” dell’esercito mongolo cavalcavano intorno alla fortezza di Zhangjiakou, la porta della via d’accesso verso Pechino.

Oggigiorno, la megalopoli è minacciata da un’altro temibile nemico: la sabbia.  Quest’ultima è spazzata dai venti dei deserti del nord e ricopre le arterie stradali, ostruisce le ferrovie e essicca i pascoli.

Secondo un rapporto di Greenpace solo il 2% delle foreste della Cina è rimasto originariamente intatto. Decenni di disboscamento incontrollato e sfruttamento eccessivo hanno velocizzato la degradazione delle risorse della superficie e del sottosuolo.

Circa 2.426.740 Km quadrati, oltre un quarto del territorio cinese, è coperto di sabbia. Contro questa sventura, i grandi costruttori di muri, hanno deciso di compiere un’altra memorabile impresa. La desertificazione e i fastidiosi granelli saranno fermati da un’altro scudo: la Grande Muraglia Verde.

Il “Three – North Shelterbelt Project” è di gran lunga il più grande progetto di arboricoltura del Pianeta Terra. Dal 1978,  sotto la spinta governativa sono stati piantati 66 miliardi di alberi, dai cittadini cinesi (principalmente pioppi e pini). 

Prima della fine del progetto, prevista per il 2050, le autorità di Pechino intendono costruire 4.500 km di Muraglia Verde ai bordi del deserto settentrionale cinese, riuscendo a coprire 405 milioni di ettari, circa il 42% di territorio arido, incrementando di un decimo la forestazione dell’intero globo.

Nonostante questo mostruoso sforzo, secondo uno studio del Chinese Academy of Forestry,  il muro marcisce troppo rapidamente, l’aspettativa di vita di un albero è di 40 anni e la monocultura indebolisce il suolo rendendo gli alberi vulnerabili alle malattie.

Nel 2000, nella regione autonoma dello Nigxia, un miliardo di pioppi sono stati spazzati via da un parassita dopo due decenni di inutili sforzi di prevenzione.

Per Jiang Hog della University of Hawaii si tratta di un “ecological mismatch” (un abbinamento ecologico sbagliato).Gli alberi sembrano non avere successo nel terreno arido.

Nel 2012 la Banca Mondiale ha prestato 80 milioni di dollari alla Cina per piantare flora del luogo, piuttosto che foresta d’alto fusto.

Il superbo progetto cinese di ostacolare la corsa del deserto si attacca ormai letteralmente anche ai cespugli. Probabilmente, questo é un chiaro segnale della sconfitta della dinastia popolare cinese di fronte ad un nemico molto meglio equipaggiato dei gloriosi Mongoli.

Foto Credit by www.economist.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox