Rivolte in Venezuela. Un dialogo Maduro

L’ex – autista di autobus Nicolàs Maduro, successore di Hugo Chavez alla guida del Venezuela, lo Stato “galleggiante” sulle più grandi riserve di petrolio del Pianeta Terra, nelle ultime settimane ha dovuto affrontare le più grandi esplosioni di proteste dell’ultimo decennio.

Nonostante la spirale di violenza e la repressione che al primo marzo avevano lasciato sul campo 13 vittime accertate, le rivolte venezuelane hanno radici “classiste” a differenza di quelle ucraine basate su questioni di appartenenza  “geografica”.

Le elezioni presidenziali dello scorso anno vinte per un soffio da Maduro e le più recenti amministrative, anche se sospettate di brogli, suggeriscono che la maggioranza dei venezuelani, prevalentemente i ceti più poveri, supportano ancora il chavismo. Ma la democrazia non si ferma alle cabine elettorali.

Maduro ha sostenuto in campagna elettorale di aver parlato con il fantasma del comandante, Hugo Chavez apparso sottoforma uccello. Una visione extrasensoriale che è valsa ad accaparrare un notevole colpo di voti. Ma l’attuale  presidente manca del carisma del mentore e nei primi momenti della crisi è stato supportato dalle ali più intransigenti del partito orientate alla repressione.

Questa deriva totalitaria ha visto armare gli attivisti pro – governativi, oscurare i media e combinare numerosi arresti tra cui quello di Leopoldo Lopez, una figura di spicco delle opposizioni. Sotto tutti i punti di vista l’ondata repressiva  ha indotto più proteste e più violenza.

Le opposizioni, supportate dai più ricchi e più istruiti venezuelani denunciano torture subite dagli arrestati, domandano la liberazione di Lopez e il disarmo delle milizie pro – governo conosciute come i colectivos.

I leader delle rivolte più accese che hanno portato le barricate nelle strade stanno volgendo verso le linee più moderate di Henrique Capriles, fautore di una via di protesta pacifica.

I governi degli Stati latino americani sembrano avere le loro responsabilità sulla situazione del Venezuela e la maggior parte degli attori regionali non hanno mosso critiche all’operato di Maduro. Il Brasile, lo Stato di maggior peso economico e demografico, è rimasto silente.

Le simpatie verso la sinistra chavista sono una cosa, ma permettere di far diventare il Venezuela un’altra Cuba darebbe un bel colpo alla democrazia dell’America Latina.

Comunque, il personaggio che può fare di più per rompere la spirale di protesta violenta locata nei dintorni di Miraflores, il palazzo presidenziale, è proprio Maduro.

Il Venezuela è “seduto” sulle più grandi riserve di petrolio del mondo, ma necessita di investimenti stranieri per estrarlo. Secondo il settimanale britannico The Economist, una grossa fetta dell’introiti petroliferi sono andati perduti in corruzione, dirottati verso insostenibili programmi sociali e sussidi agli alleati, specialmente Cuba. Il settore privato è trattato come una forza ostile e i beni di prima necessità come olio per cucina e carta igienica iniziano a scarseggiare.

Il presidente deve realizzare che la strategia di dividere la società venezuelana riesce solo ad acuire la miseria e il caos.

Maduro e i suoi per ricevere la legittimazione democratica che richiedono dovrebbero rimuovere i colectivos armati dalle strade, permettere ai media di informare sul ciò che sta accadendo nel paese, rilasciare Lopez e dialogare con Capriles. Inoltre, hanno bisogno di cambiare direzione all’economia del paese e lavorare per unire le anime del Venezuela.

La rivoluzione chavista, una volta piena di petrolio sta andando in fumo. Se le riserve di Oro Nero incominceranno a svuotarsi, anche i poveri probabilmente ritireranno il loro supporto al regime.

Il tempo per Maduro si sta esaurendo e anche per il Venezuela.

To be continued…

Foto credit by www.businessinsider.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox