Colombia e FARC verso la Promessa di Pace. La Parabola Storica di un Conflitto

All’Avana, di fronte a Raul Castro, il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos e il leader del gruppo guerrigliero delle FARC, Rodrigo Londono, nome di battaglia Timochenko, si stringono la mano alla fine dei tre anni di negoziai condotti a Cuba tra le due parti in guerra ormai da troppo tempo.

La posta in palio è grande per entrambi. Per lo Stato, la cessazione di un terribile tormento, dopo che la minaccia è stata molto indebolita sotto la presidenza di Uribe (2002 – 2010). Per le FARC, la guerriglia nata dal partito comunista colombiano nel 1964, l’accordo costituirebbe il seme per una giustizia non troppo punitiva nei loro confronti.

Le due parti in conflitto hanno promesso di siglare l’accordo entro sei mesi e le FARC concluderanno il disarmo 60 giorni dopo la firma.

Il conflitto armato in Colombia è stato lungo, sanguinoso e complicato. Dal 1958 al 2015 ha prodotto 220 mila vittime dovute agli scontri tra guerriglieri, paramilitari e forze di sicurezza colombiane. L’80% delle morti sono state civili e oltre alle perdite umane, la violenza ha costretto alla fuga dalle proprie case circa 6 milioni di persone.

La Colombia, con i suoi 50 milioni di abitanti, è il terzo paese per popolazione dell’America Latina, dopo Brasile e Messico. Politicamente,a Bogotà risiede il governo con la più vecchia tradizione democratica del continente con “solamente” 4 anni di dittatura militare nel XX secolo. Geograficamente, la nazione poggia radici su molteplici barriere allo sviluppo come l’ostica cordigliera delle Ande si divide in 3 differenti catene montuose con due lunghe valli tra loro, la costa pacifica, uno dei posti più umidi sulla Terra e i remoti bassipiani tropicali chiamati Ilanos del sud est colombiano compreso un angolo di selvaggia foresta pluviale amazzonica.

Lo Stato non è riuscito mai ad avere il pieno controllo del territorio e il popolo ha sviluppato un profondo malessere verso le attività governative. Il ruolo della legge ha avuto molti adulatori e detrattori dalla sua indipendenza ottenuta dalla Spagna nel 1819. Lo scenario fatto di territori senza legge, proprietà terriera affidata a mega latifondisti e una tradizione di violenza politica legata ad attività di guerriglia, è rimasto tale fino al 1956 quando Liberali e Conservatori decisero di condividere il potere.

La rivoluzione cubana e la Guerra Fredda nutrirono la guerriglia dei movimenti di sinistra. Le FARC furono fondate nel 1964 dal partito comunista colombiano e da scampoli della guerriglia liberale contadina. Furono seguite un anno dopo dal numericamente più piccolo Esercito di Liberazione Nazionale (ELN).

La Colombia è un caso eccezionale anche per la sua elusione del populismo. Le sue elites hanno favorito politiche economiche responsabili. Nei cinquant’anni prima del 1995, l’economia è cresciuta costantemente in media del 5% annuo, evitando le malattie sudamericane dell’iperinflazione e la bancarotta da fardello di debito pubblico. Una nuova costituzione datata 1991 ha poi smantellato la condivisione dei poteri tra i due partiti, consolidato la democrazia e rafforzato il ruolo della magistratura.

Sebbene, alcune guerriglie minori sono state pacificate, le FARC e l’ELN non hanno subito tale sorte. Negli anni Ottanta, hanno anzi acuito il loro potenziale economico divenendo organizzazioni criminali dedite al traffico di droga, rapimenti ed estorsioni. Per contrastare i due gruppi, i proprietari terrieri hanno finanziato formazioni paramilitari di destra, come sorta di gruppi di “vigilanti, con il benestare di ufficiali corrotti delle forze dell’ordine “.

Nel 1999, la Colombia ha subito un profonda recessione con la conseguente contrazione del 4,9% della sua economia. Alcune banche hanno dovuto dichiarare fallimento e la disoccupazione ha toccato il 20% della forza lavoro.

A cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo Millennio, la Colombia è stato sull’orlo di diventare uno Stato fallito. Nel 2002, le autorità hanno registrato 28.000 omicidi e quasi 5.000 sequestri. Nel loro picco massimo, le FARC hanno annoverato tra le loro fila circa 20.000 combattenti mentre l’ELN circa 5.000.

Il Plan Colombia, lanciato dal governo di Andrés Pastrana nel 2000, ha inserito con vigore il ruolo degli Stati Uniti in questo difficile conflitto. Dal 2000 al 2006, Washington ha corrisposto allo Stato colombiano 1,2 miliardi di dollari ogni anno per la maggior parte sotto forma di aiuti militari.

Sotto la presidenza di Alvaro Uribe, un allevatore di bestiame di Antiochia con un padre ucciso dalle FARC, è stata propagandata la piattaforma di sicurezza democratica che ha trasformato i guerriglieri, tramite una campagna di uccisione degli alti ufficiali, da minaccia allo Stato a gruppo “stratega irritante” .

Santos, ex ministro della Difesa di Uribe e molto diverso dal suo predecessore navigato politico,  ha assunto un ruolo patrizio e manageriale che quasi gli è costato la vittoria delle elezioni ottenuta con poche percentuali di scarto.

La completa trasformazione di questo Stato, patria di Pablo Escobar, il più grande trafficante di droga del secolo e della città di Medellin dove è stato registrato il record assoluto di 386 omicidi per ogni 100.000 abitanti, è ancora a metà dell’opera.

Per celebrare la missione compiuta oltre che raggiungere la pace con le FARC, occorre portare sicurezza, servizi pubblici nelle aree rurali, riformare la giustizia e ripristinare il consenso politico. Ma questa è un’altra storia…

Foto – credit by latindispatch.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox