Presidenziali in Cile. Michelle Bachelet di nuovo verso La Moneda

La coalizione di sinistra Concertaciòn ha traghettato dal 1990 al 2010 il Cile del dopo Pinochet. Dopo la sconfitta del 2010 ad opera del miliardario Sebastian Pinera, della coalizione di centro destra Alleanza, molto probabilmente si riprenderà il Paese sudamericano nelle ormai prossime elezioni del 18 novembre.

Se i sondaggi pre- elettorali saranno confermati, la candidata socialista, Michelle Bachelet, tornerà dopo 4 anni a guidare il Cile.

Chi si prepara a guidare il paese sudamericano affetto da cronica diseguaglianza, collezionista di forti tensioni sociali, ma con un tasso annuale di crescita economica del 5,5% con una disoccupazione del 5,7%, il più basso della storia recente, avrà un compito arduo di fronte a se.

L’ex – Presidente Michelle Bachelet di ritorno verso La Moneda, il palazzo presidenziale, potrebbe essere descritta in 6 parole: donna, socialista, pediatra, atea, non sposata e madre di tre figli.

I suo principale obiettivo è ridurre la disuguaglianza come promotore per la stabilità. La sua lettura della società “è basata sugli studenti” secondo Patricio Navia, “scienziato” politico cileno dell’Università di New York dalle colonne del The Economist, che legge la futura azione governativa della Bachelt come “più” di sinistra della precedente.

Nonostante la rilevante crescita economica, la bassa disoccupazione e l’economia più dinamica del Sudamerica, il Cile si presenta all’appuntamento elettorale con questioni irrisolte che necessitano riforme.

La prima sfida riformatrice sarà sulla Costituzione. Bensì sia stata modificata 30 volte dalla fine della dittatura di Pinochet (1973 – 1990), ancora secondo la candidata Presidente “presenta i lucchetti del regime precedente” che bloccano il cambiamento.

La colpa dell’incapacità riformatrice dello strapotere di Concertaciòn dei venti anni di governo è racchiusa nella legge di revisione costituzionale. La supermaggioranza di quattro settimi per la modifica della legge fondamentale ha permesso alla destra di porre il veto su qualsiasi emendamento.

I timori sono che la prossima legislatura  non avrà i numeri per le riforme nonostante l’appoggio dei comunisti alla coalizione. La prima scommessa, probabilmente è già persa.

La partita economica si giocherà sul sistema sanitario e pensionistico entrambi in mano ai privati. L’accesso a questi diritti sociali soprattutto per quelli strati della popolazione meno abbienti, è una delle promesse della coalizione guidata dalla Bachelet per combattere le forti disuguaglianze.

L’ultima questione è la redistribuzione dei redditi. La riforma fiscale sarà un altro tassello del programma di governo Tra i provvedimenti dell programma, spiccano l’eliminazione della detrazione sugli utili reinvestiti., misura molto avversata dai businessman cileni che la denunciano come una manovra molto dannosa in una fase economica espansiva, l’abbassamento delle imposte sul reddito dal 40% al 35% e l’innalzamento della tassazione sulle imprese dal 20 al 25%.

La geografia di questo lembo di terra lungo 7.200 Km e largo appena 60, rispecchia la disuguaglianza che vige all’intero. E’ giunta l’ora di cambiare i confini.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox