America Latina e il Vulcano del Crimine

L’ America Latina viene spesso associata dalla filmografia mondiale come la terra madre di trafficanti, guerriglieri e campesinos furenti. Il continente dei creoli di questo mini – scorcio del Terzo millennio sembra essere una sorta di vulcano criminale effusivo con lente calate di lava a coprire la montagna dove poggia il cratere.

E’ sempre apparso un territorio insicuro, vasto e difficile da controllare pertanto nulla di nuovo sotto il sole se non per il fatto che per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), uscito la scorsa settimana, l’ America Latina è l’unica regione del Pianeta Terra dove il tasso di omicidio è aumentato in questo primo decennio giubilare. Le rapine sono triplicate negli ultimi 25 anni e le estorsioni sono in rapida crescita.

Pablo Escobar potrebbe essere un sano prodotto latino americano rispetto alle bande di Gamarra, la zona più losca del centro di Lima capitale del Perù, che tengono in scacco ogni sorta di business chiedendo agli avventori 3.000 dollari al mese di “pizzo”. Un crimine contro l’umanità se consideriamo che il reddito pro – capite medio di un peruviano è di 7.000 dollari.

Numerosi fattori spiegano il cancro del crimine nel continente sudamericano. La domanda estera di cocaina e i tentativi di sopprimere il commercio delle droghe in generale hanno generato la diffusione di sofisticate organizzazioni criminale capaci di sfidare ogni minaccia.

Il consumo domestico di droghe ha radicalizzato lo scontro tra ventre molle e mano dura della società. Una sacca criminale dove la nutrita gioventù dei latinos poggia le sue fondamenta a causa della poca istruzione e della dura legge del basso salario legale.

Un altro elemento tra i più pervasivi è la debolezza del ruolo della legge e dei suoi attori. Polizia, tribunali, pubblici ministeri, giudici e prigioni sono guardati con sospetto e rassegnazione. La maggioranza della popolazione in quasi tutti i paesi del sud america ha poca o nessuna fiducia in essi.

La percezione è che il criminale agisce con impunità. Il tasso medio globale di condanne eseguite per omicidio si attesta intorno a 43 su 100 delitti commessi. In America latina è 20 su 100. In Europa è di 80 su 100.

L’ Honduras è lo Stato più violento. In questo paese dell’america latina caraibica, oggi nasce un bambino e a una possibilità su nove di morire assassinato. Secondo Gino Costa, un ‘ ex ministro dell’interno peruviano, molti poliziotti con la complicità dei superiori corrotti, lavorano un giorno per lo Stato e un giorno per i privati.

In Cile, la polizia è inefficiente, pigra e con la mano pesante, ma difficilmente corruttibile.In Colombia ogni 30 secondi a qualcuno viene rubato il cellulare e solo uno su 65 denuncia il furto.

Il femminicidio è un crimine molto diffuso. La violenza domestica è strettamente legata all’insicurezza sociale e molto difficile da eradicare, così numerose task force della polizia esortano, nei quartieri più poveri dell’immenso grande, a denunciare i soprusi.

Il Brasile nonostante i considerevoli sforzi per assicurare sicurezza ancora detiene più di 55o.ooo detenuti in squallide prigioni e il tasso di recidività del reato supera il 60%.

La sicurezza dei cittadini sudamericani è il più grande problema della regione. E’ tempo di evocare Giustizia.

Non è la fame, ma l’ignoranza che uccide.
Dimmi il nome, Litfiba 1992

Nella foto scena del film Ciudad de Dios (2002) – Credit by staticmass.net

(Visited 107 times, 1 visits today)

Autore dell'articolo: Gianlu Pox