Welcome to Tijuana. Tequila, Messico e Marijuana

Un buco dell’inferno si estende sotto i visi sorridenti dei turisti americani che guidano la loro auto dalla California al Messico. Sotto il ponte di Tijuana si snoda un asciutto canale cosparso di siringhe di eroina e baracche di una miriade di migranti e vagabondi, molti dei quali espulsi dagli Stati Uniti perché senza i documenti necessari.

Jesus Alberto Capella, capo della polizia di Tijuana, afferma che tra quei disperati sono compresi anche 10.000 ex – detenuti buttati fuori dalle galere statunitensi nel 2013. “Vivono sotto teloni che coprono delle trincee scavate ai lati del canale. Il letto di questo fosso è un calderone di violenza.”

The Economist  19 ottobre 2013

Il Presidente del Messico Enrico Pena Nieto, in carica dal 2012, ma ancor prima e con più vigore il suo predecessore Felipe Calderon hanno fatto della lotta al crimine organizzato la loro battaglia politica.

L’azione di Calderon è stata sostenuta dalla Merida Initiative, uno schema di aiuto americano di un valore di 1,9 miliardi di dollari. Il sostegno comprendeva tra le altre cose anche la dotazione di elicotteri Black Hawk, macchine raggi – X per individuare i narcotici, equipaggiamenti per l’esercito, la polizia e le navi messicane.

La stretta dello Stato sui narcotrafficanti ha prodotto una guerra che è costata la vita a circa 60.000 persone. Il sangue dei vinti ha portato nel dicembre 2012 il Presidente appena eletto Enrique Pena Nieto, a un cambio di rotta.

Una delle nuove strategie messe in campo dalla nuova presidenza messicana, per evitare il degrado sociale che ha consegnato intere generazioni e pezzi del paese in mano ai narcotrafficanti, si chiama guarda caso la Social Agopunture.

Lo scopo di questo sarcastico programma  è “iniettare” 9,1 miliardi di dollari dentro i 220 più violenti quartieri delle città messicane.  Questo fondo di sviluppo dovrà essere capace di costruire più scuole, di produrre più lavoro, parchi e attività culturali con l’obiettivo di stoppare il reclutamento delle “crime factories”.

Questa idea ha un nome nuovo, ma è già stata proposta a Ciudad Juarez e Tijuana  dal predecessore Calderon. Soltanto che Pena Nieto e la sua amministrazione conducono questa strategia  con più impeto e più razionalmente, riconoscendo che gli sforzi non daranno risultati visibili nel breve – termine, ma è necessario perseverare.

Alcuni tangibili successi sono stati però raggiunti tra i quali l’abbassamento del 18% degli omicidi nei primi 8 mesi del 2013 e la cattura di Miguel Angel Trevino Morales il capo della più potente organizzazione di narcotrafficanti, gli Zeta. Ma i guai e la violenza sono lontani dal finire.

La scorsa settimana nello Stato di Michoacan, il Governo federale ha dovuto inviare delle truppe dell’esercito. La spedizione aveva l’obbligo di disarmare i gruppi di “auto – difesa”. Questi gruppi sono composti da privati cittadini, formalmente non “avvezzi” al narcotraffico, e sono nati all’inizio del 2012 con lo scopo di proteggere le comunità dalle violenze delle bande criminali.

I vigilantes (così vengono chiamati i gruppi di auto – difesa), prima della settimana scorsa tollerati, sono stati dichiarati illegali e disarmati a causa dei loro legami con una banda chiamata Jalisco Nuova Generazione rivale della banda dei Cavalieri Templari, la gang più potente dello Stato.

Manu Chau dovrebbe variare il testo della canzone: Welcome to Tijuana. Tequila, Messico e Marijuana.

Arrivederci  al prossimo vortice di violenza.

Foto credit by www.borderlandbeat.com

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox