Trumpismo. Il Mondo secondo Donald Trump. Storia della sua elezione.

Trumpismo

Il pensiero di Donald Trump è carico di violenza e di odio. C’è il reale pericolo che lo sdoganamento di questo candidato tramite i successi elettorali abbia reso insensibile il pubblico ai suoi sfoghi, togliendo i margini di pericolosità del soggetto.

Il Trumpismo, il mondo secondo Trump, giudica i messicani che attraversano la frontiera come degli stupratori. E’ ancora favorevole entusiasticamente all’uso della tortura e ha augurato che fosse assassinato un giudice della corte suprema, Antonin Scalia.

Il favoloso mondo di Donald prevede il bando di tutti i musulmani dal visitare l’America e giustificherebbe l’uccisione delle famiglie dei terroristi. Ripete spesso, approvandola, la storia compromettente di un soldato americano che un secolo fa nelle Filippine prima dell’esecuzione di un musulmano immerse il proiettile nel sangue di maiale.

Queste entusiastiche e macabre congetture del pensiero di Trump sono poco esaustive delle sue radicali futuribili politiche. Il beautiful wall tra Messico e Stati Uniti, pagato dal primo, sembra davvero essere l’unica fantasia nella sua dialettica, insieme al carico fiscale ridotto al 15%. Se il resto fosse tutto vero ci sarebbe di che preoccuparsi.

Cosa farebbe nel caso di una crisi nel mare cinese, un attacco terroristico o un’altra crisi finanziaria? Nessuno ne ha idea. Mister Trump era forse il personaggio giusto per la campagna delle primarie repubblicane, ma è veramente inquietante come presidente degli Stati Uniti.

Mitt Romney, lo sconfitto repubblicano del 2012 contro Obama ha collezionato 60 milioni di voti.

Ho i brividi pensando che non solo la nazione, ma anche il partito di colui che abolì la schiavitù negli Stati Uniti, Abramo Lincoln, sia stato guidato da questo personaggio.

super martedi Stati Uniti 2016


Storia del Trumpismo

Le primarie del partito repubblicano

Per me all’inizio delle primarie repubblicane era Jeb Bush il favorito. Donald Trump sembrava venire da un altro Pianeta e troppo distante dall’America conservatrice e titolare della tradizione a stelle strisce. Ma il fratello e figlio di quelli che furono presidenti della superpotenza ha lasciato la gara dopo il fallimento della contesa nella Carolina del sud. Il membro della dinastia è giunto quarto dietro Trump, Rubio e Ted Cruz.

Mestamente, Jeb Bush abbandona le primarie dopo aver raccattato poco e niente. La strada degli altri contendenti è lunga anche se Donald Trump ha predominato le prime tre sfide sulle quattro disputate.

Il 1 marzo 2016 durante il Super Martedì si è votato in più di 12 Stati contemporaneamente. Donald Trump è naturalmente uscito in testa anche da questa importante fase della campagna delle primarie.

La Convention di Cleveland e il Culto della Personalità

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“Conoscere l’uomo Donald e non il Candidato” ecco la ricetta di Paul Manafort, manager della comunicazione Trumpista, a cui il nuovo presidente deve tanto. “Sarà la Convention di Trump” e il palcoscenico “sarà calcato dalla famiglia di Donald”. Una sorta di testimonianza della sua personalità per spogliarsi della difficile area “dell’aspirante” per vestirsi della più confortevole mise del candidato. Rendersi più umano anche nella scelta della location.

Nella città di Cleveland, feudo anti – globalizzazione dove la nuova moda del millennio ha mietuto posti di lavoro, chiusura di fabbriche e una dato libero sfogo all’impoverimento generale. Cleveland è anche la capitale dell’Ohio, uno Stato da vincere per diventare Presidente.  Degli ultimi 20 presidenti, 19 sono entrati alla Casa Bianca perchè hanno vinto in questo Stato.

Dalla convention di Cleveland parte l’inarrestabile rincorsa ad Hillary Clinton…

Tutti contro il Trumpismo

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The Economist, New York Times e le maggiori TV globali sono contro il candidato repubblicano. Non riescono però ad abbatterlo, complice anche una Hillary Clinton poco incisiva e sempre meno comunicativa. Quello che non ti uccide ti fortifica. Mai proverbio è stato così calzante e nei tre dibattiti televisivi che hanno tenuto incollati 50 milioni di persone, la candidata democratica risulta sempre vincente per quasi tutte le testate mondiali. I sondaggi supportano in maniera maniacale il divario tra la candidata democratica e Donald Trump fortificando decisamente le sue doti di candidato anti – establishment.

 

 

 

 

Hillary Clinton. La Slimer delle Donne

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Quello che a posteriori viene evidenziato dai risultati elettorali è la mancanza massiccia dei voti delle donne a sostegno della Clinton. Una mia opinione personale su questa decisiva constatazione viene diretta sull’inquadramento politico della candidata Hillary. Il consenso viene perfettamente associato al tipo di donna. Chi è Hillary? Una donna in carriera, ma tradita in mondo visione dal marito. Troppo arrendevole rispetto alle femministe e troppo poco madre e donna di casa per le materne donne americane. Una sorta di slimer difficilmente inquadrabile dall’esigente elettorato femminile statunitense.

 

 

Fine di The Dinasty

Former U.S. presidents George W. Bush and Bill Clinton shake hands after Bush gave Clinton advice on how to be a grandfather, as they participate in an onstage conversation at a Presidential Leadership Scholars event at the Newseum in Washington September 8, 2014. The Presidential Leadship Scholars program is a joint venture of the presidential centers of former presidents Lyndon B. Johnson, George H. W. Bush, Bill Clinton and George W. Bush. REUTERS/Jonathan Ernst (UNITED STATES - Tags: POLITICS EDUCATION)

Per due decenni le famiglie Bush e Clinton hanno dominato la scena politica americana. Presenti nelle ultime amministrazione dal 1991 in poi e con vari ruoli, le due dinastie americane hanno prodotto quell’effetto nell’opinione pubblica del tipo “non se ne pole più”. L’elettore a stelle strisce che si reca a votare dopo alcuni sbattimenti di tipo burocratico, possesso della carta di identità (non del tutto scontato), procedure di registrazioni e test vari, con Trump ha trovato il suo voto contro le due potenti Dinastie.

 

Il Trumpismo de Panza

Republican Presidential candidate Donald Trump reacts as he speaks at the 2015 FreedomFest in Las Vegas, Nevada July 11, 2015. REUTERS/L.E. Baskow/Las Vegas Sun - RTX1K10O

I candidati democratici da Kennedy in poi hanno sempre sviluppato una comunicazione improntata sui numeri  e sulle congetture di tipo tecnico per far quadrare i bisogni degli americani. Sono risultati spesso più affidabili nei tempi che furono e veri e propri fuori classe dell’amministrazione. Hillary Clinton non è stata un’eccezione concentrandosi come i suoi predecessori sul terreno tecnico della tenzone politica.

Dall’altra parte figurava l’istrione Donald Trump, un fuoriclasse della comunicazione di Panza. Il candidato repubblicano ha utilizzato in campagna pochi numeri e pochi dati tecnici, ma molti riferimenti ai problemi della gente contornandoli con pagliacciate ad effetto e disprezzo contro il proprio avversario. I suoi discorsi trasudano di emozioni forti con discorsi carichi di odio e preoccupazione per un primato di potenza perduto. Tutto questo e molto altro è il Trumpismo, un nuovo modo di fare politica che è già entrato nella storia.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox