La Ford e la battaglia di Genk

Un anno fa Ford comunicava la chiusura entro la fine del 2014 dello stabilimento di Genk, città del Belgio sud – orientale che impiega circa 4,300 persone. Questo fu lo scoppio della Battaglia di Genk.

Da quell’annuncio susseguirono scioperi,occupazioni e manifestazioni contro la chiusura. In questi giorni l’edizione internazionale lnternational Herald Tribune del New York Times segnala che la battaglia si è conclusa con l’accordo sulla chiusura dello stabilimento.

Oltre all’impianto di Genk, Ford chiuderà anche 2 fabbriche in Gran Bretagna. La produzione di autoveicoli in Europa subirà un taglio del 18% permettendo di far tornare in positivo il saldo continentale dopo la perdita di 1 miliardo di dollari subita quest’anno.

L’accordo è arrivato solo dopo una lunga e amara lotta che costerà a Ford 750 milioni di dollari per liquidare i 4.000 “colletti blu”, l’equivalente di 190.000 dollari per operaio. Il totale dell’esborso stimato per serrare i cancelli del tre fabbriche europee sarà di circa 1 miliardo di dollari se aggiungiamo la liquidazione dei “colletti bianchi” sempre di Genk e le spese per la chiusura degli impianti di Southampton e Dagenham in Inghilterra.

Risulta chiaro che licenziare in Europa costa di più che negli Stati Uniti dove Ford ha speso nel 2009 nell’esubero di 2.400 lavoratori circa 374 milioni di dollari, 155.000 dollari per ognuno. Tutto questo perché la forza contrattuale dei sindacati in Europa è maggiore di quella d’Oltreoceano.

L’accordo potrebbe diventare come un caso di studio sul quanto è difficile per le aziende automobilistiche tagliare la capacità produttiva in Europa, anche se il mercato delle auto nel Vecchio Continente è il più debole da due decenni.

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Autore dell'articolo: Gianlu Pox